Rassegna storica del Risorgimento
LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno
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1938
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pagina
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998
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LIBRI E PERIODICI
JOURNAL DE MARIE ÀMÉME DUCHESSE D'ORLÉANS, 1814-1822, pnblié par S. A. B. la
Duchesse DE VETD6ME; Paris, Plon, 1938, in 8", pp. 348, s. p.
Qualche anno fa, quando comparve il primo volume del Journal de Marie Amelie, maltrattai il libro su queste stesse pagine. Ora, che è stato edito il secondo, mi tocca rioccuparmcne e non certo per dirne bene; è facile prevedere che io, o chi sarà, dirà male di tutti gli altri volumi che seguiranno, perchè il difetto, per adoperare una peregrina espressione, è nel manico.
Che la Duchessa di Venderne abbia voluto, per amore alla sua antenata, pubblicare questo Diario, transeat; ma che abbia reso anche un gran servizio agli storici, come afferma Georges Goyau nella prefazione al volume che ho innanzi, proprio no. [Gli storici, e segnatamente gli storici del Risorgimento, non hanno nulla da apprendere dalle annotazioni della exregina dei Francesi, e, in quanto al metodo dell'edizione, lasciamo andare! Anche un novellino di studi storici in Italia arrossirebbe nel frammischiare al testo del Diario, sunti arbitrari di esso, brani di altre opere, e per di più notissime, mostrando cosi quanto poco metodo ci sia in questa pubblicazione che Georges Goyau, ancorché de V Académie francaise mostra di apprezzare tanto.
Qualche anno fa, a proposito del primo volume, me la prendevo con un certo abate che aveva massacrato la traduzione di quelle pagine, e specie la versione dei nomi e dei luoghi italiani. Questa volta (a parte i difetti della traduzione) credo che per i nomi ci sia stata poca confusione, ma solo perchè l'azione, si svolge quasi sempre in Francia.
Intanto ricorderò ai lettori della Rassegna che Maria Amelia, napoletana e figlia di Ferdinando IV re delle Due Sicilie, ha redatto in italiano queste memorie che la sua tarda nepote ha avuto il torto di far volgere in francese. Perchè? Per farle leggere al grosso pubblico internazionale? Ma crede proprio la duchessa di Venderne che il comune lettore si interessi alle fanfaluche che Maria Amelia ha annotato? Ed allora, perchè non pubblicare le memorie nella loro forma originale, salvando, per lo meno, quel sapore di schiettezza che esse, in fondo, hanno?
Toltane una certa spontaneità, infatti, che altro resta nella prosa di Maria Amelia ? Nulla. Aneddotica spiccia, né piccante, né vivace, né interessante, ma piatta, monotona, piena di osservazioni mediocrissime e spesso inopportune. Del resto come poteva una cosi scialba figura come Maria Amelia, scrivere pagine interessanti e colorite?
Il Diario ha inizio nel 1814 quando la famiglia d'Orléans da Palermo rientra in Francia, per ripartirne, subito dopo per l'Inghilterra (ai tempi dei Cento giorni) che la principessa lascerà ancora nel 1817 rientrando in quella Parigi nella quale vivrà alla corte, figura di primo piano, ma, beninteso, solo per la società mondana di essa. Ed a Parigi assiste ai principali avvenimenti del regno di Luigi XVIII: l'assassinio del duca di Berry, la nascita del duca di Bordeaux*;! torbidi per la questione spaglinola e via di questo passo. Ma vi assiste da spettatrice distratta e quasi indifferente. Muore a Pizzo Gioacchino Murat? Non una parola di commento! Maria Amelia annota (e la duchessa di Venderne sottolinea) che ne ha raccomandato l'anima al Signore nelle sue preghiere
Pugnalano il duca di Berry? Una cronaca minuziosa (ma per altre vie notissima) di quel tragico avvenimento, e cosi di seguito per trecento pagine nelle quali gli annunzi di morte di matrimoni e di nascite sono le righe più vivaci.
Questo, però, se veramente la duchessa di Venderne ha sunteggiato il manoscritto, offrendoci quanto, secondo lei, è la parte più viva del Giornale.