Rassegna storica del Risorgimento
LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno
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1938
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pagina
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1001
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Libri e periodici 1001
F. TOMMASIM, L'Italia alla vigilia della guerra. La politica estera di Tommaso Tittoni. Voi. Ili, Bologna, ed. Zanichelli, 1937, in 8, pp. 556. L. 32.
Il nostro exministro a Varsavia proseguendo nella sua fatica ha con questo terzo volume abbracciato il periodo che va dal giugno 1906 (viaggio di Tittoni a Parigi ed a Londra) alla primavera del 1908 (polemiche per la ferrovia di Salonicco e per la lerrovia Adriatico-Danubio). Questo spazio di due anni, immediatamente seguito alla conferenza di Algesiras, che chiuse la prima crisi marocchina, e immediatamente precedente alla grave crisi bosniaca che portò 1* Europa a due dita dalla guerra, è un periodo relativamente tranquillo se confrontato col 1904-05 e col 1908-09, ma è un periodo egualmente interessante perchè le Potenze in esso da un lato tirarono il bilancio della crisi precedente e dall'altro apprestarono tutti i loro intrighi ed i loro maneggi per prepararsi ad affrontare nelle migliori condizioni la prossima eventuale crisi. In questo gioco il sopravvento l'ha l'Intesa che riesce a tessere VEinkreisung coronando l'alleanza anglo-giapponese e l1'Enterite cordiale (in un certo senso in contrasto col-1*alleanza francorossa) cogli accordi franco-giapponesi del 10 giugno 1907 seguiti a brevissima scadenza da quelli russo-giapponesi del 30 luglio e anglo-russi del 31 agosto dello stesso anno, mediante i quali i contrasti e le frizioni fra l'amica della Francia (Inghilterra) e la sua alleata (Russia) vengono eliminati, come del pari quelli esistenti da un lato tra l'amica dell'Inghilterra (Francia) ed il suo alleato (Giappone), dall'altro tra gli alleati (Russia per la Francia, Giappone per l'Inghilterra) dei due membri dell'Intesa cordiale. Quantunque probabilmente nessuna punta aggressiva fosse contenuta in quegli accordi, tuttavia essi irritarono la Germania, che si vide e si sentì isolata, e d'altronde furono la base della Grande Intesa che nel 1914 stroncò le speranze di vittoria tedesca. II senso di isolamento del Reich doveva essere tanto più forte in quanto il 16 maggio 1907 un inutile accordo mediterraneo anglo-franco-spagnolo aveva dato a Berlino la sensazione che ci si premunisse contro un attacco tedesco mai progettato e si lavorasse per staccare l'Italia dalla Triplice ed in quanto alla Conferenza dell'Aia anche se, come giustamente rileva l'A. (p. 360), Marshall ottenne un apparente successo dovuto piuttosto alle circostanze, in realtà la Germania si trovò posta in una minoranza confinante coli'isolamento. Nello stesso periodo furono conchiusi (6 luglio 1906) l'accordo tripartito italo-anglofrancese relativo all'Etiopia e (23 aprile 1908) gli accordi relativi al Mare del Nord ed al Mar Baltico i quali se da un Iato costituirono un autentico successo per Isvolski, dall'altro, come ben rileva l'A. (p. 432), misero in evidenza sìa le precarie relazioni esistenti tra le grandi Potenze, sia la leggerezza, l'imperizia e la doppiezza del ministro degli esteri russo. Però da tutto il complesso del libro risaltano anche gli intrighi assai scaltri di [Edoardo VII, la scarsa abilità di Biilow, troppo infatuato di sé e della sua politica, la correttezza di Aerenthal, le gelosie e le ostilità francesi per la Germania e, last noi least, l'insufficienza di Tittoni il quale si limitava a svolgere una politica d'ordinaria amministrazione, senza avere mai un'idea di largo respiro, un'iniziativa gemale o brillante e subendo al contrario più d'una volta gli intrighi dello scaltro Barrère e le rappresaglie degli alleati dubbiosi della buona fede italiana.
Come già rilevammo in questa Rassegna nel marzo 1936 recensendo i primi due Volumi del Tommasini, l'A. porta troppo amore per l'uomo di cui fu segretario. Il libro dovrebbe costituire un'apologia della sua politica estera; al contrario credo non vi sia lettore imparziale e ponderato il quale non rilevi, leggendo le pagine del Tommasini, che l'azione di Tittoni fu sempre debole, fiacca, piatta, priva di idee e anche di successi. Proprio l'azione che si adattava alle idee del suo Presidente del Consiglio, dell'uomo del piede di casa, Giovanni Gìolit ti 1 Per fortuna però l'azione del libro non è intaccata da questo sentimento e l'A. si limita a palesare la propria simpatia in qualche commento il quale non riesce certo a distruggere l'impressione che si ricava dalla lettura dello svolgimento del fatti.