Rassegna storica del Risorgimento

LANDUCCI LEONIDA ; TOSCANA
anno <1938>   pagina <1017>
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Vita dell'Istituto
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Le ricerche per accertare la esistenza negli archivi dei Comuni della provincia di documenti e materiali inerenti alle campagne del Risorgimento proseguono per cara personale del presidente. Gli archivi di Voghera, Stradclla, Vigevano conservano mate­riale di minore importanza (pratiche per i rifornimenti alle truppe operanti, liquida­zioni di spese relative agli alloggi militari, fornitura di cavalli e mezzi di trasporto, ecc.) ma non hanno traccia di verbali e carteggi dei Comitati di guerra. Qualche possibilità vi è di trovarne presso I*archivio di Mortara, per il quale ha spontaneamente assunto incarico il socio comm. dott. Francesco Pezza. Proseguono, con felici risultati, le indagini e la elaborazione del materiale dell'archivio di Pavia che offre la possibilità di ricostruire i dati relativi alla partecipazione di volontari nell'esercito piemontese e nelle schiere garibaldine.
PIACENZA. - Togliamo da La Scure del 28 maggio u. s. il resoconto della conferenza tenuta dal dott. Emilio Naselli Rocca?
L* Istituto Nazionale di Cultura Fascista, unitamente all'Istituto per il Risorgi­mento, hanno organizzato ieri sera una interessante conferenza sul tema Piacenza Primogenita , che il camerata dott. Emilio Nasali i Rocca ha svolto con la ben nota sua competenza e con la consueta precisione di appassionato storico della nostra citta. L'argomento di vivo interesse culturale ha richiamato nel salone della Casa Littoria un numeroso pubblico. Erano presenti S. E. il Prefetto, il Federale e le maggiori autorità e gerarchie. Era presente pure S. E. Fon. prof. Francesco Ercole, Vicepresidente del R. Istituto per la Storia del Risorgimento.
La conferenza di NasaUi è stata seguita con molta attenzione e con molto inte­ressamento. H conferenziere esordisce accennando alla imminenza del primo centenario del 1848 e afferma che a novant'anni dalla data del decreto che sancisce la annes­sione di Piacenza, sia opportuno richiamare l'episodio più degno della storia piacen­tina negli antefatti e nel suo svolgersi progressivo, narrando come avvenne la pronta e spontanea annessione di Piacenza al Piemonte durante il Risorgimento. Egli espone i motivi storici politici economici spirituali che tendevano a provocare il distacco da Parma dubbiosa e il ripudio delle tendenze federaliste nell'adesione coraggiosa al principio unitario con lo Stato Sabaudo, nucleo della nuova Italia unita. Il confe­renziere si sofferma sulla prima missione ufficiale inviata a Torino nel marzo 1848 per offrire l'annessione e preparare il plebiscito quando cioè Pietro Gioia e il marchese Giambattista Laudi incontrarono il Re Carlo Alberto a Voghera al Quartiere generale poche ore prima che il Re varcasse il Po alla testa delle sue truppe iniziando le battaglie per l'indipendenza. La preparazione del plebiscito durante l'aprile e la sua conclusione con la solenne proclamazione del 10 maggio (quando oltre il 90 per cento dei votanti espressero la loro adesione entusiastica per l'annessione) sancì il proposito del Governo provvisorio piacentino.
H voto fu presentato a Re Carlo Alberto a Sommacampagna il 14 maggio e il Re definì allora Piacenza la sua Primogenita, espressione che fu tosto rilevata con compiacimento del giornale locale, TI Tribuno del Popolo. L'unione veniva intanto sanzionata dal Parlamento Subalpino nella sua prima seduta mentre i plebisciti delle altre citta tardavano di varie settimane. Le espressioni concordi della pubblica stampa piemontese, dei Consessi pubblici, di personalità come Gioberti, celebravano l'avvenimento ed esaltavano la geniale e pronta adesione dei piacentini.
Nel 1859 terminato l'oscuro e faticoso decennio di preparazione successivo g Novara, il nome di Primogenita tornò'ad essere affermato dai piacentini avanti al Re Vittorio Emanuele II in occasione della definitiva riunione che faceva rivivere il patto antico attraverso i nuovi plebisciti. Da allora esso rimase fermo e caro nel euore dei piacentini che ne furono sempre come ne sono tuttora orgogliosi. Fu inciso nel marmo collocato sulla facciata di San Francesco e fu riconsacrato dal Duce nella sua scultorea dedica: A Piacenza primogenita e fascista .
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