Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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Achille Noma
seduta del 27 giugno 1860, discutendosi la legge sulla facoltà da concedersi al Governo di contrarre un nuovo prestito di 150 milioni, egli pronunciò il suo primo importante discorso, discorso sobrio, serrato, contenente un esame della situazione politica nella quale il Minghetti rivelava una rara acutezza, ciò che in parte lo scusa dell'ottimismo non abbastanza giustificato col quale egli, come del resto la grande maggioranza dei colleglli, considerava le condizioni finanziarie del paese, di cui solo più tardi si sarebbe scoperta la paurosa gravità. Ma è certo che in quel difficile momento le preoccupazioni di ordine politico dovevano di necessità prevalere ed al Minghetti parve doverosa un'aperta dichiarazione di fiducia nella condotta del Governo:
Tatti (pianti qui siamo, egli affermava, concordiamo nel fine supremo; la discrepanza può esistere sui mezzi. Indi proseguiva: Io intendo facilmente come ad alcuni uomini di spiriti generosi, commossi vivamente all'aspetto dei patimenti dei nostri fratelli, ogni sosta, ogni indugio, anche momentaneo, sembra, direi quasi, un delitto. Essi credono che ciò che si è fatto è un nulla, se non si compie immediatamente l'unificazione della penisola; stimano inoltre che noi dobbiamo operare da noi soli, senza ascoltare consigli dalla diplomazia, senza cercare alleanze, senza fare, sopratutto, alcun sacrificio per conservarle.
Tali i propositi del partito d'azione, propositi che non certo il Minghetti avrebbe potuto condividere:
Io rispetto quest'opinione, partecipo ai nobili sentimenti che le si congiungono, ma non posso aderire a siffatto programma. Io credo invece che quello che abbiamo fatto è molto importante per sé stesso e perchè è il fondamento dell'avvenire, che si deve gelosamente conservarlo, che non bisogna comprometterlo,... che non bisogna fare, come il giocatore il quale mette sulla carta ad ogni ora l'ultima posta. Io credo inoltre che noi dobbiamo conservare studiosamente le nostre alleanze, né disprezzare i consigli delle altre potenze amiche, e credo che possiamo farlo con dignità e senza renderci servili-'
Infine concludeva: in brevi parole io desidero una politica ardita, ma non avventata; una politica risoluta, ma non temeraria; una