Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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1053
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, ecc. 1053
politica abile a profittare di ogni circostanza, ma non provocatrice, né aggressiva; una politica indipendente ed italiana, ma non sequestrata dal consorzio di Europa.
Né mancava di chiudere auspicando ancora una volta alla completa unincazione della penisola:
Ora io dico: se gli altri popoli che formano parte del presente regno italiano avranno la virtù dei popoli subalpini, io ho fede che a loro toccherà la gloria di fare l'intera nazione.
Discorso senza dubbio felice e generico solo in apparenza; in realtà esso costituiva una netta presa di posizione nei riguardi di un problema che in quei giorni appassionava l'opinione pubblica, un problema che tenne a lungo sospesi gli animi degli Italiani, assumendo talvolta anche aspetti di angosciosa drammaticità.
La cessione di Nizza e della Savoia non era ancora stata sanzionata dal Parlamento, quando Garibaldi salpava da Quarto nella fatidica notte dal 5 al 6 maggio 1860, e il 30 maggio era già padrone di Palermo. Il suo proposito era noto: liberare tutto il Mezzogiorno e marciare quindi su Roma, mentre il Bertani e gli altri mazziniani amici suoi avrebbero organizzato una insurrezione nelle Marche, per tendere dal Nord alla stessa meta. Cavour venne così a trovarsi in una situazione particolarmente difficile: non senza gravi timori s'era indotto a lasciar partire Garibaldi, aveva concesso alla spedizione l'appoggio del Governo, ma aveva voluto che ad esso spettasse la direzione politica del moto, e ciò, sia per tutelare il prestigio della monarchia, sia ad evitare pericolose complicazioni internazionali; nel luglio egli avrebbe voluto impedire che Garibaldi passasse nel continente; quanto a Roma, ogni tentativo verso quella meta così dal sud come dal nord, doveva essere impeditoJad ogni costo.
i) cfr. M. MINCHKTH, Dùcerti parlamentari, vai, I, pp. 63-66.