Rassegna storica del Risorgimento

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anno <1939>   pagina <133>
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Vita dell'Istituto 133
della Deputazione di Storia Patria per le Marche, ha tenuto una interessante conferenza sol tema: Pesaro sotto la dominazione Napoleonica.
L oratore ha iniziato il suo dire partendo dal trattato di Campoformio, considerato come severa punizione per i veneziani, specie per le famose Pasque veronesi, ma noi italiani non potremo mai dimenticare l'indignazione dei nostri avi, la di cui eco profonda, ed ancora viva, risuona nelle ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo e nelle Confessioni di un ottuagenario di Ippolito Nievo .
Descrive quindi l'entrata di Napoleone in Pesaro ove rimase tre giorni, ospite del marchese Mosca nel palazzo omonimo in Via Rossini. Ricorda i discorsi tenuti dalla Municipalità e la risposta di Napoleone che suggerì persino il tema delle prediche.
Passa in rapida rassegna le ruberie commesse dai francesi, le intollerabili imposizioni di tasse e di dazi e l'obbligo di rifornire le truppe imposte ai Municipi.
Proseguendo nella narrazione dice che dopo la pace di Tolentino, Pesaro ritornò alla S. Sede, ma per poco, perchè alla fine del 1797 fu nuovamente occupata dai Francesi e dai patriotti.
Descrive efficacemente le feste fatte in quella occasione ed il bruciamento delle insegne, delle livree, delle armi gentilizie, degli stemmi, dei bossoli della magistratura e del Libro d'oro dove si annotavano i fatti principali delle famiglie nobili; con incalcolabile danno per la storia della nostra città.
Creata la repubblica romana, Pesaro fu aggregata alla repubblica Cisalpina.,
Ma quando Napoleone era in Egitto si manifestò anche a Pesaro una contro rivoluzione. Pesaro fu presa dai villici del contado che la tennero nonostante che il gen. Mounier, il quale era a Fano, tentasse di riprenderla. Descrive la battaglia nei suoi più vivi episodi, e dice come il popolo credè di vedere il suo protettore S. Terenzio, che era venuto a difenderla dai suoi nemici.
Dopo la vittoria di Marengo i francesi rioccuparono Pesaro, ed in questa lotta fra austriaci e papalini da una parte, e francesi e patriotti dall'altra, si continuò per un pezzo con alterna vicenda.
Qui il conferenziere osserva che la grande maggioranza dei cittadini ora stanca delle vanterie e delle prepotenze francesi : molti patriotti si erano ritirati come il do tt. Franceschi ed il poeta Francesco Cassi che fece inserire una pubblica ritrattazione sui giornali.
I francesi derubavano i Monti di Pietà, profanavano le Chiese e rubavano dap­pertutto con la scusa di dover dare ai soldati. Nessun rispetto per le case degli ospiti, si toglievano le mogli ai mariti, le figliuole ai padri turbando gravemente, nei più intimi affetti, la pace delle famiglie.
Accenna all'avversione che la Francia ha avuto sempre verso di noi. Se fu amica ciò avvenne per calcolo e fortuitamente. E non si dica che l'unità d'Italia non si sarebbe potuta compiere senza i Francesi! Napoleone III fece sempre un buon affare alleandosi all'Italia perchè venne ricompensato lautamente con la cessione della Savoia e di Nizza a cui da tanto tempo agognava. E se non ci fossero stati, la mente acuta del Cavour e gli occhi affascinanti della contessa di Castiglione, chi sa se l'Impera­tore avrebbe fatto con noi la guerra del 59, subito dopo poi troncata dal tradimento di Villafranca.
Ricorda l'ingratitudine francese verso di noi. Lo seppe Giuseppe Garibaldi, che battuto da loro a Mentano, generosamente e senza rancore corse dopo in loro aiuto, poco, dopo, quando pericolava nel 70, freddamente accolto e malamente coadiuvato.
Anche il nostro valido aiuto portato agli alleati nella grande guerra fu sempre misconosciuto dai francesi e sistematicamente dileggiato.
Ma se il perdonare è da generoso, il dimenticare è da stolto, e noi non dimenticheremo *