Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO
anno <1939>   pagina <1174>
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Alberto M. Ghisalberti
sinceramente le riforme, il suo governo non riusciva a trovarne il ban­dolo e per varie ragioni s'andava sempre a sbalzi, balenando, e senza un piano preconcetto .l*
E proprio l'istituzione della Consulta ci appare un tipico esempio di questo disordinato trasformare, di questa specie di anarchia rifor­matrice. Quando nasce è già vecchia, già superata dagli eventi: la si annuncia senza avere l'idea di quello che si farà, oscillando tra un Consiglio di Stato alla francese e una specie di supremo organo dello Stato, al di sopra di tutti gli istituti amministrativi.accolta da speranze eccessive, allarmerà un dal suo inizio il Governo, tanto che il Papa, pur amando ed apprezzando molti tra i Consultori, diffiderà dell'istituto e unirà con l'abbandonarlo, come apparirà chiaro il giorno in cui, proclamato lo Statuto, non si trasformerà la Consulta in Consiglio di Stato, ma si creerà un organo del tutto nuovo. Del resto, la stessa opinione pubblica, dopo aver seguito con qualche interesse le prime dispute sul modo di votazione e sulla pubblicità degli atti, scossa e presa da avvenimenti di più vasta portata, la trascurerà. Dal gennaio 1848, infatti, l'attenzione del pubblico non è più per la piccola assem­blea, accolta qualche settimana prima con tanto ardore di fede e di entusiasmo.
Ma la fede pareva ancor viva la mattina del 15 novembre, quando l'Antonella presentò i Consultori al Papa in Quirinale, prima di guidarli al Vaticano, ove avrebbero dovuto svolgersi d'ora in poi i lavori della Consulta. Forse, l'entusiasmo era un po' minore. Molte sono le descri­zioni della solenne cerimonia, alle quali si rinvia chi ami maggiori par­ticolari.2) Potrà riuscire di qualche interesse leggere quello che comuni­cavano ai loro Governi in quei giorni i rappresentanti di Napoli e di To­rino. Il Ludolf con una riservata del 16 novembre cosi scriveva allo Scilla:
Ièri ebbe luogo la sollenne apertura della Consulta di Stato. V. E. troverà qui unito la nota de* Consultori deputati de le Provincie, l'ordine nel quale procedere, la
il popolo voleva festeggiare la soUenniià ne ha preso l'iniziativa incoraliensando il Senatore di regolare la festa per così impedirò per quanto sarà possibile che le mani­festazioni popolari si trasportino al di là di un giusto limite . (R. Archivio di Stato di Napoli, Min. Esteri. Buste di nuova accessione, n. 6, p. 1. Alla cortesia del dott. Ruggero Moscati debbo la trascrizione dei dispacci del Ludolf.
J) MUGHETTI, Miei ricorda voi. I. p. 293. Anche per lui dalla Consulta dipen­deva in gran parte l'avvenire del nostro paese e d'Italia. Ed egli allora avrebbe fatto volentieri a meno delle feste preparate, se non fossero state necessarie per far vedere che si voleva dare alla Consulta una gran dignità ed importanza.
2) Ved. FABINI, Stato romano* voi. I, pp. 278-280; SPADA, Storia, ecc., voi. pp. 393-403, 408-416; SPEIXANZON, op. cV., voi. Ili, pp. 329-330, ecc.