Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO
anno <1939>   pagina <1186>
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1186 Alberto M. Ghisalberti
Questo intanto procura da quanto pare di suscitare un certo malumore nelle masse, e la tranquillità che si osserva ora nelle medesime sembra a taluni che ben ne conoscono l'indole poter essere indizio di prave intenzioni. Ignoro qual fondamento possa avere siffatta opinione, e se ne faccio cenno a V. E., si è unicamente per non lasciarle ignorare la probabilità di avvenimenti la di cui gravità si accrescerebbe ancora stante la situazione attuale delle cose politiche d'Italia.
Il linguaggio che tiene a questo riguardo l'Ambasciatore di Francia indica assai chiaramente non esser egli lontano dal professare l'anzidetta opinione, infatti sostiene dover il Santo Padre rifiutarsi a qualsiasi ulteriore concessione, e dichiarare questa sua intenzione in modo da non Lisciare speranza alcuna ch'Egli possa retrocedere. Ciò effettuandosi il conte Rossi accerta la Santa Sede dell'appoggio del suo Governo. D'altra parte però nel mentre che quest'Ambasciatore crede utile e consiglia doversi concedere a persone secolari i posti di Governatore, di Tesoriere e di Presidente del­l'Armi, non cessa di dimostrare la convenienza di aumentare il numero dei membri della Consulta, potendosi a sua detta ottenere con ciò un mezzo idoneo di combattere con successo le opinioni esagerate che pur troppo sembra prevalgano nella medesima. ' '
La fine dell'anno vedeva realizzarsi un'alira riforma, quella del Con­siglio dei Ministri {motuproprio del 29 dicembre), accolta, però, con entu­siasmo minore delle precedenti. Era, forse, un effetto della interpretazione data alle parole del Papa al ricevimento degli ufficiali della Civica, parole invitanti alla calma e alla moderazione, o non piuttosto alla sfiducia ispi­rata dalla lentezza e dalla apparente inorganicità dell'opera di riforma ? Calma, pazienza e prudenza consigliava anche il Papa alla Consulta recatasi da lui per gli auguri di fine d'anno, come ci informa il Pareto :
Il Santo Padre ricevendo l'altro ieri sera li Consultori di Stato disse loro: Godere di vedersi circondato e ricevere gli augutii della Consulta di Stato, ringraziameli ed accertarsi della piena fiducia ch'Egli aveva non solo in Lei complessivamente, ma nei singoli individui della medesima. Conoscere essi i suoi desideri, come Egli conosceva le loro intenzioni che sapeva essere non solo rette ma sante. Sperare quindi che si sarebbe potuto fare molto bene a prò dei sudditi. Essere stata sempre sua idea che una tale istituzione fosse necessaria, ed averne veduto il bisogno fin da quando era in Provincia, ed avere sempre opinato ohe, come è giusto che i popoli paghino le imposte per sopperire ai bisogni dell'andamento del Governo, è altrettanto giusto che i popoli possano controllare l'erogazione delle somme da essi pagate, e vigilarne la buona amministrazione. Soggiunse quindi che partecipava loro come tra giorni cadrebbe un nuovo mottiproprio sull'organizzazione del Consiglio dei Ministri. Disse che non
J) Pareto, 18 dicembre, Arch,;Sk. Torino, lettere Ministri. Roma, mazzo 349. Vcdv precedenti dispacci del Pareto sulle questioni del voto e della pubblicità in nota alla 2*, 4* e 5A seduta. Al Cocboli (leti, al Castagneto, del 18 gennaio, in MANNO, op. eU.) la questione non appariva estremamente importante, perchè la pubblicità non bastava a mutare il voto consultivo in deuberativo e la sua mancanza non poteva togliere peso al voto della Consulta se di questa istituzione vuol farsi un appoggio al trono e non un organo di opposizione. La pubblicità legale avrebbe, se mai, tolto di mezzo quella illegale. Il Corboli ero per la pubblicazione di un processo verbale con l'indicazione delle questioni discusse, le ragioni recate prò o contro, il numero dei voti e il parere rassegnato al Sovrano. Ved. tra i giornali di quei giorni La Patria e il FeUineo, favorevoli alla pubblicità.