Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO
anno <1939>   pagina <1208>
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Alberto M. Ghisalberti
e quelle che pronunciate in favore del voto scoperto trovavano qui ancora la loro applicazione, ha toccato soltanto della necessità.che uri Assemblea poco numerosa si valesse delle cognizioni e dei suggerimenti del pubblico, che fornisse alle provinole modo di conoscere coloro che dovranno eleggere in avvenite, die desse al paese esempio di una franca e calma discussione. Ha aggiunto ancora della fiducia che doveva regnare fra il Governo, la Consulta ed il paese elemento indispensabile di ordine e di progresso, che non si potrà ottenere senza la pubblicità, ed ha conchiuso in fine mostrando che il segreto era impossibile nelle attuali condizioni e che invece di una pubblicazione verace e regolare se ne avrebbero molte inesatte e false con pericolo di compromettere la Consulta ed il Governo medesimo.
Il Sig. Conte Musi ai ha replicato che il Governo ha voluto impedire ai Consul­tori di occupare impieghi per non distoglierli dalle loro occupazioni. Non essergli noti gli affari di Prussia, conoscer bene però.che il Regno di Piemonte è assai più limitalo nelle sue concessioni, al tempo stesso che si trova di avere un armata forte e nume­rosa. Potere a cose tranquille essere innocua la pubblicità, ma gli awenimeuti della notte passala somministrarne sufficiente prova contraria. Caduto l'Impero le potenze coalizzate non potevano avere interesse di. rimettere il Papa in possesso dei suoi Stati, nondimeno riconobbero che non poteva egli rimanere suddito senza perdere la sua indipendenza assoluta per i rapporti di religione, ed il vollero libero. Per l'eqmlibrio stabilito dovere il Pontefice rimanere indipendente.
Il Sig. Avvocato Vannutelli ha osservalo essere la questione divenuta poli­tica, e che il Regolamento abbia deviato dal fine a cui doveva tendere giacché l'articolo 63 porta di dover stabilire il modo col quale si abbiano a trattare, delibe­rare e sindacare gli affari, e che la pubblicità della stampa nulla ha a che fare con queste regole.
Il Sig. Lauri ha replicato- che il regolamento doveva occuparsi del modo di trat­tare gli all'ari aventi relazioni col pubblico, coi Dicasteri, e col potere Sovrano, e che non ha punto ecceduto I limiti proponendo la pubblicità.
Conferma questa opinione anche il Sig. Avvocato Benedetti e fra le regole vi era compresa anche quella di deliberare o segretamente, o pubblicamente che è quanto dire pubblicare gli atti della Consulta.
L'E.mo Presidente ha rammentato ai Sig. ri Minghetti, Marchese Paolucci, e Prin­cipe Odescalchi la opinione contraria del S. Padre circa la pubblicità, manifestata in occasione dell'atto di ringraziamento. Ha di più fatto riflettere ohe il parere della Con­sulta non ha alcuna forza prima della Sanzione Sovrana, e che la legge sulla stampa sarebbe di ostacolo alla pubblicazione. *)
A queste parole dell'E. mo Presidente il Sig. Minghetti ha preso la parola ed ha detto che non senza emozione veniva egli a discorrere di un punto cosi delicato, ma che il convincimento e la coscienza a ciò l'obbligavano. Vero che si trovò presente quando Sua Santità esternava opinioni non in tutto favorevoli alla pubblicità, ma oltreché sembravangli espresso in forma dubitativa poteva Sua Santità da quel tempo avere ripigliato il soggetto in esame più maturo. Perciò avere egli come doveva serbato sempre silenzio* Ma. di questo incidente passando a considerazioni generali ba soggiunto che gli pareva di suprema importanza lo stabilire questo principio fondamentale ohe
t) Ved. la narrazione di questo episodio in M. MINGIUÙTTI, Miei Ricordi? voi. I, pp. 299-300, in cui .è riportato con qualche variante il riassunto della replica del Minghetti all'A ut ondili. Anche vi accenna SAPPI, op. cf voi, TI, p. 148.