Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
anno
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1939
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pagina
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1250
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1250
Camillo Pariset
jc f *
Torino, 15 Me. 1863. Caro tunica*
Non vi ho pia scritto per la stessa ragione per cui non ho potuto andare ad Ancona: cioè:
1 Ho avuto mia madre motto malata. -2 Sono stato malato io medesimo.
3" Ho avuto mio cognato, il senatore Migliotti, presso a morire dopo una malattia di sei mesi.
E con tutto questo, avendo preso degl'impegni, un subisso di lavoro da fare, di tutti i generi.
Se sapeste che fatico come un negro, senza un momento di riposo, mi compatireste, come spero che mi perdonerete il mio lungo silenzio.
Ma ad ogni modo non ho voluto lasciar passare il Natale senza mostrarvi che io non vi ho punto obliato, mandandovi quegli auguri, che sotto la mia penna, per voi, vi assicuro che non sono una vuota formala di complimenti, ma una sincera espansione di amicizia.
Statemi dunque sano e felice, e credetemi
tutto vostro Vittorio Bersezio.
* * *
L'amicizia di Vittorio Bersezio con il Barattarli non dorò più di sei mesi, e ciò si spiega, credo, con il carattere alquanto difficile dell'anconitano che scriveva troppe lettere, pretendendo pronta risposta.
Vittorio Bersezio invece aveva un animo superiore e un cuore d'oro; e sarà ancora a lungo ricordato come grande intemerato patriota e Come uno dei più cari scrittori del vecchio Piemonte.
Fecondo romanziere, storico sincero e copioso, scrisse con fortuna anche per il teatro e diede nel dialetto piemontese, da lui usato anche in parecchie commedie, un capolavoro autentico: Le disgrassie di monsù Travett che, com'è noto, permane una delle più originali commedie del teatro italiano.
CAMILLO PABISET