Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
anno
<
1939
>
pagina
<
1254
>
1254 Libri e periodici
tutte l'eroe dell'isola, il genuino rappresentante della generosa e ribelle anima corsa. Pasquale Paoli.
Da quella storia viene smontato, come notavamo in principio, il semplicistico e falso modo di riguardare il popolo corso come sempre e solo in gesto di ribellione contro Genova, cioè contro P Italia. Fin dalle epoche pio remote, infatti, dagli Etruschi in poi, risola fu con 1* Italia in rapporti divenuti coi secoli più. stretti e pio frequen ti. Dopo brevi permanenze di Cartaginesi e di Focesi, i Romani pei primi la colonizzarono e la costituirono con la Sardegna in una sola provincia, inizio di quell'abbinamento politico delle due isole rimasto molto a lungo in seguito. La trama che univa la Corsica alla Toscana resistè, dopo il tramonto dell'impero romano, allo sgretolamento barbarico. Dall'VI ti secolo si infittirono gli antichi legami con la Toscana; Pisa e Limi divennero, e rimasero per secoli, porte di accesso alla penisola. Grandi famiglie longobarde, conventi e chiese toscane ebbero in Corsica vasti possedimenti; più estesi ne ebbe la Chiesa romana, fondamento del controllo politico sull'isola. Più tardi, il marchese di Toscana, defensor c tutor Corsicac la organizzò militarmente. Pisani e genovesi spazzarono poi saraceni e pirati dalla Corsica e dai mari circostanti. Ordini religiosi, missioni, mercanti delle due città vi si stanziarono e vi trafficarono. Prima della fine del sec. XI, vi dominò incontrastata Pisa. Poi, auspice Innocenzo II, condominio con Genova. Dal sec. X quest'ultima aveva visto crescere influenze ed interessi in Corsica, e col tempo, infittita ed irrobustita la trama dei rapporti con Pisola, aveva posto a Bonifacio nn proprio podestà e popolato dei suoi mercanti Aiaccio e Calvi. Profonda, com' è noto, l'influenza pisana dei secoli XII e XIII: pisani i nomi di famiglie di località di persone; gli artieri, i primi nuclei di borghesia, i signorotti del tramontato mondo feudale, l'arte architettonica, con impronte genovesi e lucchesi; il dialetto, già vicino al toscano, si svolge accentuando caratteristiche italiane, come in italiano scrissero più tardi i primi cronisti corsi. Affiatamento pieno, dunque, fra l'isola e PItalia, come largamente documenta il Volpe. Dopo la Meloria, Genova ricostituì, come al tempo di Roma, l'unificazione politica dell'isola e vi mise cosi salde e profonde radici, da mantenersi contro la minaccia esterna degli Aragonesi, investiti delle isole tirreniche e signori di fatto della Sardegna, e contro le insurrezioni, organizzate e ravvivate da signorotti corsi poggianti su clientele locali o su aiuti esterni. Fu Genova a costituire il primo comune, a compiere il tentativo più volte rinnovato, dal 300 al 500, di dare unità alla società corsa, poggiando sulle città rivierasche di Bonifacio Aiaccio Calvi Bastia, fortezze e centri dì commercio, lottando contro la vecchia nobiltà, indigena o discendente dai rampolli marchionali viscontili della penisola, divisa da odi inestinguibili ma avida ed ambiziosa di dominio, e contro famiglie genovesi di più recente immigrazione, aristocrazia della terra e del traffico, rintuzzando partigiani di Aragonesi e di Pisani, frenando intemperanze di propri aderenti, zuffe fra regioni, fra vallate, ira villaggi, mettendo la mordacchia ai caporali recanti nella torbida vita dell'isola le loro ambizioni e le loro cupidigie.
Il tentativo di portare, con l'unità, pace e ordine, falli. Ma fu merito del governo genovese, se la turbolenta e ribelle feudalità corsa, incessantemente attaccata ed assottigliata si sbandò e perdette seguito e nerbo nel paese; mentre guerre private, contrasti familiari, vendette, operavano dal di dentro con la medesima conseguenza, nel tragico processo di dissolvimento della vecchia società isolana. Fenomeno analogo e contemporaneo a quello delle feudalità napoletana, francese ed aragonese, dissolventisi sotto i colpi dei relativi sovrani. Fenomeno benefico, anche nella Corsica, come quello che si risolveva a vantaggio dei centri urbani e di nuclei dello operosa borghesia, cioè degli elementi più attivi della vita politica ed economica.
Non fu Punico merito di Genova. Il suo governo non fu peggiore di altri. Anzi, tenuto conto delle incessanti lotte intestine, della pressione turca, del diminuito traffico dal '500 in poi, e del concetto che allora si aveva dei territori trasmarini, della finanza statale e dei compiti dello stato, esso fu, concordiamo pienamente col Volpe, più provvido di altri governi contemporanei. Ed è bene che qaesto si dica e si ripeta alto nelle