Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
anno
<
1939
>
pagina
<
1256
>
1256 Libri e periodici
Col trattato del 1768, che Tu un fine inganno teso dalla sottile diplomazia francese alle cancellerìe europee, al senato genovese, ai Corsi, la Francia riuscì a spezzare il nesso politico, non però quello del linguaggio, dello affinità culturali, degli interessi economici, del suggello italiano impresso all'isola da Pisa e da Genova. I Corsi, ricorda giustamente il Volpe, protestarono contro la iniqua guerra di occupazione e la violazione della libertà dei popoli, si crucciarono della conquista come di nuovo smembramento dell*Italia per opera dei barbari. Profonda eco trovò nei cuori italiani la tragedia corsa, ségno, anche questo, che se i Corsi intendevano spezzare i legami con Genova, li volevano saldi più. che mai con la nazione i taliana; che essi, pur battendosi per l'autonomia, si sentivano italiani, quali potevano essere nel 700, quali furono gli autonomista siciliani, piemontesi e napoletani nel; 1848. Come i Corsi sentissero, invece, nei riguardi dei francesi, bastino a dimostrarlo la memoranda resistenza armata, rotta in un lago di sangue a Pontenuovo, dove 3000 Corsi caddero, falciati da 35.000 mercenàri francesi, e le prigioni, i supplizi, gli esili, le confische, le misure eccezionali contro le famiglie degli emigrati, gli incendi di boschi ordinati dalla Francia.
Impostasi col ferro e col sangue a Pontenuovo, la Francia volse le sue forze a spezzare tutti i legami spirituali della Corsica con l'Italia. E un accostamento fra il piccolo mondo mediterraneo e la nuova potente dominatrice certo dopo il 1768 vi fu: meno superficiale soprattutto negli ultimi settanta anni, ammette con grande obiettività il Volpe. Ma è cominciata pure la reazione corsa contro la Francia, colpevole di nulla aver fatto per sanare i vecchi mali del paludismo, dell'isolamento, del disagio economico, di averne anzi imposto dei nuovi col pariginismo avvelenatore del sano costume del paese, di aver aggravato lo spopolamento (la Corsica, al 5 posto fra i dipartimenti francesi per estensione, è il 63 per popolazione; densità in Francia 70, in Corsica 33 per chilometro). Di qui Io stimolo dei Corsi a ripiegarsi su se stessi, a contare sulle loro forze: Se Corsica non face da sé non avrà mai bene, secondo il motto antico riecheggiato nel 1921 nella Francia meridionale e tra i felibri. Di qui il costituirsi dèl partito corso di azione con programma di decentramento amministrativo, scolastico, culturale, del quale si son fatti portavoce riviste e giornali (ricordiamo A Muvra, il muflone, l'animale bello e selvatico, briaco di libertà e di fantasia); di qui pubblicazioni numerose in prosa ed inverso, pubblicazioni artistiche, storiche, folcloristiche; di qui la idcaiiz-zazione della figura di Pasquale Paoli, presentato come profeta della unità corsa e al quale, in opposizione ai comitati parigini che volevano accomunare in un unico ricordo francesi e corsi caduti nella guerra mondiale, si elevava apposito ricordo marmoreo, simbolo del corso; di qui pure la rievocazione nostalgica degli anni del governo autonomo corso sotto il Paoli e d'una vita culturale corsa, distinta da quella che fa capo a Parigi.
Ma tutto questo, può dirsi, non è struggente amore per l'Italia! È vero. Ma non è neppure la espressione di una Corsica francesizzata fin nelle midolla! E poi l'Italia è ora conosciuta ed apprezzata in Corsica più che vent'anni addietro, come giustamente da molti indizi argomenta il Volpe; né tutti vedono oggi nell'affermazione della personalità culturale ed etnica della Corsica la necessaria negazione di ogni rapporto con l'Italia. Molti córsi guardano oggi con simpatia maggiore alle cose d'Italia; e presso di noi, ove cinquanta o sessanta anni addietro si era perduto ogni contatto con la Cornea, germogliano calde simpatie per il piccolo popolo. L' Archivio storico di Corsica, fondato a Milano nel 1925 e diretto dallo stesso Gioacchino Volpe, o la polemica degli ultimi mesi sul destini dell'isola, sono documenti vivi e parlanti di quello che avviene in alcune contrade periferiche che furono, anch'essa, un giorno Italia e che dovrebbero tornare ad esserlo.
Vista da quest'angolo visuale, la Storia della Corsica italiana del Volpe, che abbiamo largamente e liberamente rievocata, ispirata a serena obiettività e saturata di profonda dottrina, è auebe un buon servigio reso all'Italia, come quella che mette in chiaro i titoli antichi e recenti di nobiltà della patria e della sua gente.
RAFJBVUSLE CIASCA