Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
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1939
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pagina
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1260
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1260 Libri e periodici
esistenti. Fondata dal segretario di Stato Vincenzo Yarsecchi, succeduto al Mas-serano nel privilegio, essa, nella sua continuità e ufficialità ininterrotta, è strettamente aderente all'indirizzo governativo ed è il riflesso fedele delle incalzanti vicende internazionali. Per questa ragione, e non per volubilità di programmi, la Gazzetta dovrà cambiare, con sorprendente frequenza, il proprio nome, ma sarà sempre la stessa nella sua funzione ideale pubblicistica, pur attraverso le improvvise fluttuazioni politiche, e saprà espletare in ogni situazione, quasi come una missione, il pubblico servizio ad essa affidato.
Il 6 maggio del 1814 il giornale, il cui nome e la cui redazione erano diventati francesi, torna finalmente con lingua e con nome nostrani. Nella testata è impresso lo stemma dei Savoia, simbolo di unità e di storia, destinato a rinnovare le fortune e le glorie d'Italia. Animata, come sempre, tolte le brevi e involontarie parentesi, da spirico patrio, e ossequiente alla dinastia, la vecchia gazzetta del Masserano, tenacemente piemontese, continuerà il suo servizio quotidiano di pubblicità, in funzione di un bisogno divenuto ormai profondo nei lettori, e ai metterà, risolutamente e impavidamente, alla testa del patriottismo italiano.
In conclusione in Piemonte la stampa godè, mediante gli istituti del privilegio e della permissione, speciali condizioni di favore, per cui il suo problema non assunse mai i caratteri drammatici di una controversia politica. Dai giornali piemontesi non risultano mai aspre competizioni o contrapposizioni di partito, come in Francia ed in Inghilterra: essi compirono un servizio unicamente d'informazione e di pubblicità, quasi sempre di carattere ufficiale.
Il lavoro ben nutrito del Jovane, del quale purtroppo non abbiam potuto esporre che i risultati essenziali, merita benevolo aceoglimento e larga diffusione.
MASINO CIRAVECNA
ANTONIO MONTI.. La Giovinezza di Vittorio Emanuele II; Milano, Mondadori, 1939 3CVII, pp. X5SM24 con 20 illustrazioni. L. 20.
La figura di Vittorio Emanuele II è giunta a noi per lo pia deformata attraverso le informazioni unilaterali e, soprattutto, attraverso gli aneddoti che trassero aumento, più che dalla realtà dei fatti, dai difetti dell'uomo e dalle esuberanze del suo temperamento. Il Monti, mettendosi da un punto di vista essenzialmente storico, cioè appoggiandosi a documenti inediti importantissimi tratti dall'archivio personale e privato di S. M. il Re Imperatore, dall'archivio del Vaticano, dall'archivio dell'Ufficio Storico del Corpo di Stato maggiore e dall'Archivio di Stato di Vienna, ha ricostruito, saldamente e compiutamente, lo vita giovanile del Gran Re sino ai 28 anni, mettendo particolarmente in rilievo la sua individualità originale e la sua posizione preminente durante i preliminari dell'armistizio di Novara e nelle trattative della pace di Milano del 6 agosto 1849.
Il lavoro magistrale del Monti (lavoro che onora altamente gli studi italiani) porta alla storia del nostro Risorgimento un contributo veramente prezioso, non soltanto perchè ci fa conoscere il Re Vittorio Emanuele TI più. e meglio di quanto non lo fosse smora, nella sua vera formazione spirituale, militare e politica; ma ancora, e segnatamente, perchè giova a smontare, con prove irrefragabili che porranno <J?óra- in poi in tacere ogni riserva e ogni critica, il castello d'errori che un autorevole studioso americano aveva di recente edificato, con l'assurda pretesa di negare ciò che forma l'essenza storica del colloquio di Vignale.
Coni*è noto, nel 1935, nel Journal of Modem I litory di Chicago, Howard MoGaw Smyth pubblicò integralmente il rapporto di Radetzky in data 26 marzo 1849, dal quale apparirebbe evidente che il giovanissimo Re non avrebbe affatto pensato -a difendere lo Statuto e la Bandiera Tricolore, anzi avrebbe manifestato apertamente