Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
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1939
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1262 Libri e periodici
loro manifestazioni diverse: accompagnato, in Vittorio, da impeto travolgente e da un'esaltazione spesso epica; espresso da Carlo Alberto con nn contegno freddo e meditato e con un atteggiamento ieraticamente composto.
Ma la grandezza di Vittorio Emanuele, secondo il Monti, si manifesterà, forse, ancor più apertamente nei giorni successivi al Colloquio di Vignale. Egli, che saliva al trono in modo drammatico, seguito da pochi fidi, tra l'odio e l'avversione generale, non disperò né di sé uè dell'avvenire della sua Casa: non lo scossero gli scalmanati che a Torino, al suo ritorno dopo la sconfitta dolorosa, percorrevano le strade al grido e abbasso i traditori ; non lo scosso l'atteggia mento iroso e pieno di contenuta minaccia dei torinesi alla rivista in piazza Castello la mattina seguente, il 27 marzo. Egli guardò sin d'allora diritto davanti a sé, aiutato talvolta dalla fortuna, ma molto dalla forza della sua magnifica tempra.
Nelle trattative che portarono alla pace di Milano, trattative lunghe e laboriose, egli seppe destreggiarsi abilmente in mezzo alle insidie di una diplomazia astuta e raffinata e seppe mettere a dura prova la pazienza del vincitore. Seppe sfruttare da solo (nessun uomo allora aveva al fianco, di vaste vedute, che sapesse consigliarlo) le difficoltò in cui si trovava l'Austria per la situazione interna, per la guerra dell' Ungheria e per la resistenza di Venezia; non volle cedere un palmo di terreno se non sotto la pressione o la minaccia; la spuntò nella questione dell'autonomia e della inviolabilità delle nazionalità italiane; riuscì a far evacuare da Alessandria le truppe austriache; obbligò in ogni modo il nemico al rispetto.
In questa sua capacità di affrontare le responsabilità con lo spirito sempre sereno e con l'equilibrio tutto proprio degli uomini superiori, e in questo alto senso della sua dignità e della dignità della sua stirpe e del suo paese è riposta la ragione precipua dell'ammirazione da lui destata in quanti lo conobbero, amici od avversari. Sentimenti di viva simpatia nutrì per lui lo stesso Radetssky, il quale a Vignale rimase fortemente colpito dal suo linguaggio cortese e affabile, ma franco e risoluto: ciò che lo persuase a desistere da istanze che non avrebbero sortito alcun effetto. Mentre si negoziava in Milano il trattato definitivo di pace, il Maresciallo così si espresse con uno dei plenipotenziari piemontesi, il generale Dabormida: Votre Roi est un bori enfant.
Questo principe cavalleresco, ardito e leale, veramente galantuomo , senti in modo prepotente gli impulsi, spesso irresistibili, della gioventù; non é perciò da meravigliare se, non insensibile alla bellezza muliebre, anzi desideroso di piacere e di essere ammirato, abbia a sua volta suscitato passioni profonde e durature nelle delicate anime femminili. Tra di esse una soprattutto conservò per lui nel cuore, sino alla morte precoce, l'affetto sincero ed eroico, la moglie Maria Adelaide, austriaca, figlia dell'arciduca Ranieri. Le sue lettere al marito, sino ad oggi inedite, che il Monti riporta integralmente in appendice (sono una cinquantina e vanno dal 13 marzo al novembre del 1848), hanno anche un valore storico non indifferente, perchè contengono, oltre il riflesso vivace degli avvenimenti politici del Piemonte in quell'anno, il commento preciso, talvolta satirico, dei fatti, delle persone e delle situazioni. Vi ricorrono ogni tanto tristi motivi, quali le discordie dei milanesi, le loro tergiversazioni ad unirsi al Piemonte, là degenerazione del Parlamento nei momenti più difficili, gli abusi della libertà costituzionale. Vi torna spesso anche il nome di Carlo Alberto, ritratto con alcuni tocchi che ce lo rappresentano nella sua vera realtà: tormentato costantemente dai dubbi, malaticcio, cupo, deciso ad abbandonare il potere ancor prima che ve lo costringano le gravi circostanze. Anche il padre è spesso ricordato; ma ci appare qui ben diverso dal modo come ce l'ha tramandato la satira popolare: bonario, tranquillo e rugiadoso. Ma, naturalmente, tutto il prezioso carteggio ha il suo centro e il suo protagonista in Vittorio Emanuele: la sua figura di marito teneramente amato, di principe intrepido e generoso, di valoroso soldato, domina in queste lettere intime, pervase di tanto contenuto dolore, vibranti di tanto legittimo orgoglio da parte di questa donna, ingiustamente calunniata. la quale, angelo di bontà e sposa ammirevole,