Rassegna storica del Risorgimento

BERSEZIO VITTORIO
anno <1939>   pagina <1263>
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Libri e periodici 1263
seppe essere, per amore, italiana di sentimento e di aspirazione anche quando la guerra contro la sua patria natia e la sua stessa famiglia doveva premete sul suo cuore dolorosamente.
Il Monti ha ricondotto la biografia di Vittorio Emanuele al suo giusto punto di partenza per preparare utilmente il terreno ad altri studiosi che vorranno narrare la storia del suo regno, la quale è ancor oggi inquinata, purtroppo, da errate interpreta­zioni. Non ci resta da augurare che egli stesso, non appena gli archivi italiani e stranieri schiuderanno liberamente le porte, si accinga a continuare l'opera cosi nobilmente intrapresa, per dar modo agli italiani di conoscere, nella piena interezza della sua personalità, il grande Re, che fu davvero, come fu ben definito, il simbolo più sintetico dell'idea nazionale.
MASINO GIBAVEGNA
OTTAVIO ZOPPI, Due volte con gli Arditi sul Piave; Bologna, Nicola Zanichelli, 1938-XVII, in 8, p. 120. L. 8.
Il generale Ottavio Zoppi si pone, anche con questo libro, alla testa dei suoi Arditi non tanto per mostrare, mediante un'ordinata e solenne parata di gesta, che cosa essi fecero nell'ultimo decisivo anno della grande guerra, quanto piuttosto per farci meglio intendere quale fu il loro spirito, e quale il loro sacrificio, e come l'uomosoldato segnato dalle fiamme nere meriti una più equa valutazione, scevra da prevenzioni e Ubera da troppo facili dimenticanze.
A questo fine l'A. prende in esame due grandi fatti, e cioè la parte presa dalla prima Divisione d'assalto nella battaglia che ebbe inizio il 15 giugno 1918, ed il com­pito assegnato e condotto a termine dalla stessa Divisione sulla piana della Sernaglia nell'ottobre dell'anno medesimo.
La meditata narrazione di questi due avvenimenti ci dice chiaramente come il narratore conosca uomini e cose, attori ed azioni, ed abbia, con l'ampia visione pano­ramica, anche l'esatta percezione dei particolari. Ciò non lo induce ad essere prolisso. Anzi egli procede rapido, e lo.stile ha la cadenza di chi cammina alla svelta. Ma la penna lascia un segno robusto e fermo quando è il momento di indicare un rilievo o di affermare una verità qualunque essa sia, anche se destinata a sollevare un polemico dissenso.
Il fervore con cui il libro è scritto fervore spiegabilissimo e quasi neces-sario ci avvicina simpaticamente all'A.; la precisione del narrare, l'accorto argo­mentare e l'acutezza del riflettere su circostanze tattiche, il fine intuito proprio di chi ha condotto uomini in combattimento, ci scoprono subito nello scrittore il generale sagace e valoroso; e pertanto il libro è un prezioso contributo storico ed umano per la storia della guerra; ed è anzi un capitolo di quella storia, al quale danno maggior faci­lità di comprensione immediata anche le due carte topografiche che ci mostrano i luoghi dove le due gloriose azioni di guerra si svolsero.
PIERO ZAMA
Gli ufficiali di S. M. caduti in guerra; Roma, Comando del Corpo di S. M., 1937-XV, pp. 118, in 4> f. e.
Si pensa comunemente allo Stato Maggiore come ad un reparto dell'esercito cui sono affidate soltanto funzioni direttive, stuli, compiti organizzativi e tattici, e bollet­tini e relazioni da compilare. Ma pur nelTadempimanto di questi doveri, non è mancata allo Stato Maggiore dell'esercito italiano l'occasione di offrire i suoi eroi sull'altare della Patria, proprio in ragione delle funzioni che essi assolvevano.
Alla loro gloriosa memoria il Comando del Corpo reca un doveroso tributo di venerazione e di orgoglio con questa pubblicazione dove troviamo il nome, l'immagine