Rassegna storica del Risorgimento
BERSEZIO VITTORIO
anno
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1939
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pagina
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1277
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M VITA DELL'ISTITUTO I
FORLÌ. In seguito al parere favorevole deììa Consulta del Comitato, il presi dente, dott. Pietro Reggiani, ha inoltrato domanda al Podestà di Forlì fin dal 17 febbraio u. s. perchè la ricca collezione dei registri già appartenenti all' Ufficio anagrafico dell età napoleonica fosse trasportata dai locali di proprietà municipale all'Archivio storico presso la Biblioteca comunale, allo scopo di tendere più facile agli studiosi la ricerca di documenti di un cosi importante perìodo. Il Podestà, aw. Fante Panciatichi. ha accolto la proposta ed ha fatto trasportare il prezioso materiale all'Archivio storico. Agli atti anagrafici sono stati aggiunti numerosi altri registri del Dipartimento del Rubicone, documenti riguardanti la Guardia Nazionale e la vita cittadina di quei tempi e varie memorie delle (piali si era perduta ogni traccia.
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MODENA. Il Segretario del Comitato, ha presieduto l'ultima adunanza della Sezione di storia, lettere ed arri della Reale Accademia. Il prof. cav. A. Morselli, che è presidente di omelia Sezione, ha ricordato innanzi tutto la scomparsa dell'eroe di Cortellazzo e di Ruccari, Costanzo Ciano, e si è fatto interprete del sentimento di tutti i presenti, esprimendo il vivo cordoglio dell'Accademia. Ha aggiunto appropriate parole il generale Vaccari, il quale, anche come antico ufficiale di marina, ha inviato un pensiero di reverente omaggio alla memoria dell'Estinto.
Dopo due comunicazioni dei professori Losavio e Bianchi, il prof. Morselli ha parlato su Manfredo Fanti e la cessione di Nizza e della Savoia. Dopo aver riassunto il precipitoso sviluppo della situazione diplomatica, creato dalle risorte e perentorie aspirazioni di Napoleone III sulla Savoia e su Nizza nei primissimi mesi del 1860, il Presidente passa ad esaminare l'atteggiamento del Fanti nella dolorosa questione. H Fanti, disposto ad ammettere per ragioni geografiche ed etniche un'annessione della Savoia alla Francia, non ammetteva per le stesse ragioni, he Nizza potesse separarsi dalla famiglia italiana a cui incontestabilmente apparteneva. Perciò egli ai trovò subito in drammatico contrasto con quello stesso Cavour, a cui pur dava la sua preziosa e desideratissima collaborazione di ministro della guerra. Sdegnato inoltre per le soperchierie dell'elemento militare francese, il quale, subdolo e insolente come i politicanti di Parigi, si considerava già assoluto padrone in Nizza anche prima del famoso plebiscito, il Fanti per tre volte minacciò di abbandonare il troppo ingrato ufficio. Indicibile fu la preoccupazione del Cavour, che non poteva fare assolutamente a meno di lui: le dimissioni del Ministro della guerra, date a cagione, della questiono di Nizza, avrebbero travolto il Governo intero, con conseguenze incalcolabili 1
Il perìcolo fu scongiurato, per le preghiere del Cavour e per l'intercessione di altri; ma va anche detto che, frenando gl'impeti del proprio temperamento, il Fanti obbedì soprattutto alla propria saggezza* la quale lo indusse sempre a mettere sopra ogni altra considerazione l'Interesse supremo dèlia patria. Un fatto nuovo poi valse a persuaderlo alla maggiore prudenza, anche a costo di reprìmere altri sentimenti nobili e cari, e cioè la partenza di Garibaldi per la spedizione di Sicilia. Cosi quando venne il giorno doloroso della definitivo consegna di Nizza e della Savoia alla Francia, il 14 giugno, il Fanti rivolse all'esercito un ordine del giorno, nel quale espresse in termini vibranti il proprio dolore per il distacco dagli antichi commilitoni dopo tanta comunanza di lotte e di vittorie; però nessun riflesso vi fece apparire dei recenti torti ricevuti, e verso la Francia usò parole dignitosamente deferenti, nella speranza che