Rassegna storica del Risorgimento
COSENZ ENRICO ; MANNO GIUSEPPE ; MINERVINI GIULIO ; SAVARESE RO
anno
<
1939
>
pagina
<
1289
>
Starci figure <Ul Rùorginunta italiana 1289
(orto vuol dira V Italia Ubera negli ordini intorni rispettata dallo straniare. Un principe, cima di galantuomo. Malato d'Indipendenza, fondatore di liberta, riate* Rratore e speranza ola della nazione, può compiere con l'ajuto da* popoli inatta necewiia nostra ed aspirazione di secoli. L'Europa ernia applauda nella atamp*. ne* gabinetti, oc* parlamenti all'ardua impresa, della rintegrozione italica, argoment di tranquillità futura e durevole. Compiamola dunque, per Dio. oggi: o mai fot** pia non ti rara dato momento pio opportuno. Ontano di volere patiniamo: e l'Italia nata finalmente e per (tempre degl'Italiani.
Addio: offrite che vi itringo coralmente la mano e mi dico, come NI) ognora.
V. obbLmo amico Paolo Emilio Embrioni.
Queste condizioni di ose e questi staiti d'animo sono confermati anche dalla seguente lettera di Pompeo Carola all'I mariani; la quale ci dà. anche interessanti particolari sul dissidio sorto, a proposito della impresa garibaldina, tra il partito moderato, che propugnava la unificazione dell*Italia con Vittorio Emanuele re; gli estremisti uaitarii. i quali facevano capo al Mazzini e lavoravano per la repubblica; e quelli federalisti; e si fa eco anche delle perplessità e delle trepidazioni dei moderati e cavourriani circa Patteggiamento di Garibaldi, il quale ad essi pareva subisse troppo la influenza degli uomini che lo circondavano in Sicilia, quasi tutti mazziniani. Son noti i termini e le* vicende di quel conflitto, sul quale vigilava ed operava attivamente da Torino il Conte di Cavour. La lunga lettera accenna anche alle accuse che da più parti si rivòlgevano al Mazzini: di Suscitare moti, mandando al sacrificio generosi illusi, mentre egli se ne rimaneva al sicuro'
1> POMI-KG CUIUVA ,J
Lucca, 18 luglio 1860. Mio duettissiuio e rispettabile amico;
"Se4o avervi avvicinato negli senni {punii in Livorno mi parve dolciwima COMI ed il parlare e lo intrattenermi con voi oltremodo carissima, non voglio oggi perche poche miglia lontano privarmi di tanto .bene, od ecco perchè a voi mi rivolgo con .pt.--ui mia e seguiterò a farlo per lo avvenire, colla speranza che voi dal canto vostro mi diate notizie di voi e do* vostri e ricevendone dal nostro povero paese me ne mettiate a parte. L'unico compagno'e.'conctuadino ch'io qui m'avessi. Vacca, <4 come
*) So costui ho poche notizie da dare. Apparteneva alla nobile famiglia napoletana dei Cera/o, del ramo dei duchi di Noja; profugo anche lui per motivi politici da Napoli, dimore) prima a Roma e poi a Lucca. Fu svio figliuolo (natogli in esilio a Lucca, e m. nel 1900) lo scrittore Carlo Carata di Noja. che ebbe una eerta notorietà, negli ultimi decenni del sec. cono, come pubblicista, drammaturgo e novelliere.
?' Giuseppe Vacca, nato a Napoli il 6 luglio 1808, entro spòvauliwmo per concorso in OMffùtratnra. Nel '48 era Pro. G.le della C. C Gruuinalc- di Napoli, e fu nominato coadiutore o Ì*egwst*rìo I Nlìniiteico degli Interni e poi a quello di Giustizia nel