Rassegna storica del Risorgimento
COSENZ ENRICO ; MANNO GIUSEPPE ; MINERVINI GIULIO ; SAVARESE RO
anno
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1939
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1301
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M progetto dovranno corrispondere dimttamrnta col Ministro. Questo tuie Hai ponti pia difficili u ben determinare, e a di ciò invoco principalmenieil vostra invio giudizio. Attendo lo rato degli impiegati ascondo i modali trasmessi. Vi prego di aalotarmi la vostra famiglia e di credermi sempre
Vostro devotissimo F. De-Sni- ,
Per la Società Reale " non abbiamo potuto cavarcela, e non facendo quelle promesse intorno olii ricostituzione, ebe furono combinate la aera avanti da alenai membri della maggioranza.
E dunque necessario d'averle avanti nelle proposto; che mi farete. Quanto alla nuova Sezione, abbiamo le mani libere. H
>) In questa postilla, la sola parte autografa di tutta la lettera, il De Sancita rivela il pericolo corso dal Decreto luogotenenziale di scioglimento della Società Borbonica. Attaccato d'incoUtuzionalita e d'illegalità, non tanto dalla tumultuosa oratoria demagogica dell'on. Ricciardi, quanto dalla stringente logica curialesca di Liborio Romano, il ministro Io aveva difeso nella Camera con grande vigore ed abilita; ma, quel che s'intuiva appena dalla lettura del resoconto parlamentare, qui è ora apertamente rivelato: egli, cioè, era rinacito od ottenere l'approvazione delia maggioranza sull'ordine del giorno nfaisari Caracciolo solo in virtù del compromesso combinato il giorno precedente, per cui aveva concluso il suo discorso colla solenne promessa che l'Accademia sarebbe stata ricostituita col riammettervi tutti i soci, che no facevano parte poma, salvo quelli che v'erano stati introdotti contro lo statuto (due soli !). Cfr. Atti parlamentari. Camera dei Deputati, tornata del 20 giugno 1861. Ora egli qui vuole che l* Imbrumi tenga presentì quell'accordo e quelle promesse nel fargli le proposte di nomina; ma l'Imbriani u questa lettera non-rispose affatto. (Gfr. Rierrche Docji Detanetùùani a cura di B. Croce, V, Napoli. 1914. p. 21), e gualche giorno dopo si dimise dall'Ufficio. Non è difficile, ora che si posseggono tutti questi elementi, intuire Io cause delle dimianòaL- Nella sua Reiezione per Io proposto di Riordinamento della Sor. Borb., l'imbriani aveva sottoposto all'approvazione del Luogotenente, oltre ai duo connati acereti, un terzo che avrebbe dovuto contenere i nomi dei socii. invitati a stendere il loro statuto o ad entrare francamente per queste novelle e largii* vie di svolgimento accademico sotto la tutela dello libertà vera e comune d'Italia; ma questo terzo decreto, com'egli stesso melanconica mente disse in una postula nell'opuscolo a stampa, non fu allora approvato. All'lmbrioni. nomo rigido e inflesiùbile, alieno da ogni compromesso o accomodamento, dovè certo ripugnare la riaasunzìonc di quei vecchi socii, su molti dei quali egli possedeva informazioni poco edificanti circa la capacita: scientifica, la probità e il lealismo patriottico (come ho: visto in un m*. contenente un elenco nominativo di quei socii, e che ha per motto le parole ornatane di per fe sole eloquentissime: vimoubo/orum colle già, pharmadto-[ioidi- (su:)... mima. balatronesy, e, non potendo vincerla su In volontà del ministro, d dimise. Una caratteristica testimonianza del dissidio sorto tra il O.-rS. e l'I., intorno tdle faccende della P. 1. di Napoli, ci è data da una importante lettera del figliuolo di questi: Vittorio, albi Signora E. Herwegh (moglie del poeta rivoluzionario Ciorpio, ai quale il D.S. aveva offerto la cattedra di Letteratura Comparata nella Universiu di Napoli), del 3 novembre 1861, nella quale, tra l'altro, è detto: Un altro incidente; ma lo confido o eoi come ad amica, ed a eoi SOM. Do Sanctls emlo padre sono passabilmente divisi ed accaniti l'uno contro l'altro in conseguenza degli attriti avuti pochi mesi fa quando Pano era ministro a Torino e voleva comandare a bacchetta e l'altro era ministro in Napoli e voleva far tutto a modo suo,... (Cfr. A.1MXIO. F, Orsini e E. Hmeegh. eoe. Firenze, 19*7~XV.,p. 119}.