Rassegna storica del Risorgimento

COSENZ ENRICO ; MANNO GIUSEPPE ; MINERVINI GIULIO ; SAVARESE RO
anno <1939>   pagina <1302>
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Nunzio Coppola
Il progetto che vi mando irebbe ila owpihnii ut ifualeb* parte bes{ énpom nasa, e spero elw vorrete, rimanendo al vostra posto, nf-ffttrrnt w mrtti rin in mi in'mm
Vi urei tenuto, se voleste indicarmi quattro tra* pio benemeriti {memorati,, degni della Croce. Io ne ho date alcune a vaerai professori come Marco Catti da Manduria. Giacinto De l'ampbilis, il Canonico Ro*i, ecc.: :a* jjjovuoi non no pravve-doto ancora. Ci sarebbe p. e. Oe Mei, Tomaiasi, Fiorali?. Albini, e tra' letterati Stani­slao Catti. Attendo il vostra avviso.
Di nuovo Tutu, vostra
LCor. Nap.} R De Saoctis.
Delle* due lettere, che qui si pubblicano, del figliuolo Ceppine il quale teneva da Napoli attiva corrispondenza col padre sa fac­cende politiche e amministrative la prima si riferisce alla lunga discussione tenutasi nella Camera dei deputati dal 2 alTli dicembre mule interpellanze intorno alle condizioni delle Provincie meridionali. abbinata con quella sulla questione romana, -e conclusasi con voto favorevole sull'operato del Ministero. Chi legga ora i resoconti di quelle tornate (ed è lettura sommamente proficua !) non riporterà un'impres­sione molto diversa, anche prescindendo dai giudizi individuali, da quella espressa qui dal giovane Imbriani. Molte parole, molta enfasi oratoria, e, ammettiamo pure, molto calore di passiono e fervore patriot­tico ; ma nessuna .'idèa concreta precisa, sulle: vero: condizioni del mez­zogiorno, delle quali il brigantaggio, era solo uno degli aspetti più dolorosi e più clamorosi, e le cause n'erano molto più remote e profonde di quel che allora non apparisse ai nostri parlamentari. di destra o sinistra che fossero; e, in conclusione, nessuna proposta veramente seria e adeguata alla gravita della situazione, che si pro­trasse, com'è noto, 'per molti decennii ancora. Il deputato Giuseppa Ferrari, infatti, per parlar solo di quelli qui ricordati, aveva discorso da dottrinario dommatico e pessimista insistendo che si sarebbe dovuto lasciare alla rivoluzione di seguire il suo corso; l'on. Giuseppe Ric­ciardi aveva divagato a vanvera e contraddicendosi, e aveva concluso con la proposta di trasferire la capitale a Napoli; Angelo Brofferio, con oratoria demagogica e da comizio s'era mostrato scontento di tutto e di tutti; Filippo Mellana era stato arrogante e pieno di spropositi; Petruc-ceUi Della Gattina, sarcastico e catastrofico, aveva sostenuto la necessita di promuovere hi rivoluzione permanente,religiosa e civile, nello stato pontificio, e l'applicazione di leggi marziali nel mezzogiorno; il discorso poi di Domenico Carutti, di destra, era stato di tono accademico e vuoto nella sostanza, e mentre diceva esser necessario abolire persia la parola piemontesismo, aveva parlato poi più da piemontese che da italiano. Ma la vera essenza del problema meridionale era sfuggita a tutti.