Rassegna storica del Risorgimento

COSENZ ENRICO ; MANNO GIUSEPPE ; MINERVINI GIULIO ; SAVARESE RO
anno <1939>   pagina <1311>
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Seprvi. 9 figure dtal Riorgùn*nta UaUawt J :J t
L Imbriani, in Senato, fu relatore dello schema dì Legge per il trasferimento della Capitalo a Firenze, deciso con la convenzione del 15-settembre 1864; e al termine della dùcuaìonc, svoltasi tini 29 novem­bre al 9 dicembre di quell'anno, pronunziò un elevato diacono vero documento di eloquenza politica di calore patriottico e di abilità dia Icttica. La lettera, che prima dell'inizio dulia discussione gli direste il Presidente del Senato, fu suggerita dalla preoccupandone che alcune parole della Reazione, che accompagnava il disegno di Legge, staccate dal contesto, potessero dar luogo a maligne interpretazioni di natura politica; e perciò lo pregava di fare in proposito una dichiarazione pre­liminare. Ma rimbriani non ne volle far nulla, e lasciò le frasi come le aveva scritte.-I
Di Gtmzers MANNO ) I
Smato d*l ìifgac Tonno. 2s 9bre, 64.
Chiarissimo collega
Stretto dal daveta del mio ufficio, deggio anticiparmi alquanto la fortuna di en irate in relazione eoa l'illusi tre Senatore Imforiuni. Egli ha posto aliti pg. 7 dclTepregia sua relazione nulla leggo del trasferimento della Capitale, un periodo, in cui i plebisciti di fanone, convertiti ptr frode in annessioni, hanno dato luogo ad alcuni lettori più guardinghi o più umettivi d'intravedere una censuro amara ai governanti del Piemonte. A > creder nùo forma di partito accennata poco prima, e qualificata folta dìtoaetta
0' In un foglio nutogr. di appunti dell' I. ho trovato il seguente che gli dovè servire. per stenderà la riaperta u questa lettene Parole offensive della Relazione, Il completo dimostra l'opposto. Capotatale staccava i membri di un periodo di Rousseau per con­futarlo, facendogli dire l'opposto di quel che avea dette... Capocusale seguiva quella filosofia a servizio, del dispotismo, che somiglia alla vera filosofili, come la .rettori di: Vo*io e l)ccolmitt'atta, vra arte dello scrivere [Cor. JVop.]. Da queste parole ti intui­sce facilmente quale doveste essere il tono di tutta la risposta.
Ecco ora il brano della Relazione, che aveva dettato inquietudini al Presidente. L'i mariani, dopo di aver detto che il trasferimento della Capitale avrebbe troncala l'accana che non y*a un nuovo Regno. d'Italia, ma solo il vecchio Piemonte col no diritto divino e in dispregio de* plebisciti accresciuto di annessioni , cosi proseguiva: a Codesta stolta menzogna suonava spesso tal labbro del pia fiero nimico d'Italia; e dava fomite e porgeva un'orma potente di partilo agli agitatori, interni, de* quali .per molteplici interessi spostati non è duetto segnatamente negli stati dove vi ha rigoglio di vitalità e di paMloni. Godenti agitatori, ne pio. né meno che l'Imperatore di Vienna, negavano l'Italia; affermavano null'altro esservi che ola no Piemonte ambizioso, accresciuta, prepotente e sovrapposto agii altri italiani impuzienti, mal governati ed offesi. Da Torino ti *ra governato dopo le annessioni del tecolo passato tatto i dae primi re dì cava Savoia, e da Torino stmpre si governato dopo i piatitati di fiutone, convcrtiti par frode in annessioni. Siffatta folta e disonesta armo di partito fu speziata il giorno cheil governo fermò di portare altrove la tua sede,
3) Il barone G. Manno, di Alghero, n. 1786 in. I808, fu storico e letterato dì buona fama; Accademico di Torino o della Crusca. Fu Presidente del Senato dal 24 ottobre loo5 al 16 maggio 186S. Mette recenti eelebraiùoni Sarde, ìi*'; parlato di lui degnamente il prof. Guido Mancini.