Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1412>
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Vincenzo Cannaviello
carceri sono gremite, moltissimi sono i latitanti che battono la campa­gna ed è impossibile procedere contro tatti i compromessi d'una rivo­luzione. Che fare? Il Governo, fortemente preoccupato, cercò dapprima con ripetute circolari di persuadere i latitanti a rientrare tranquilli nei loro domicili confidando nella clemenza sovrana, poi con sottile accorgimento propose al Re, che lo approvò, un decreto ty, di amnistia per tutti i settari e tutti i colpevoli degli avvenimenti politici anteriori al 24 marzo 1821, eccettuati i rivoltosi di Monteforte, contro i quali erano stati già emessi i mandati di arresto. A costoro un reale rescritto del 4 ottobre 1822 concesse di emigrare con libero passaporto, ma con la clau­sola che sarebbero stati deportati nell'isola della Favignana nel caso avessero osato rientrare nel Regno senza il sovrano permesso. A inter­cedere per loro si costituì in Avellino una Deputazione di ecclesiastici: il canonico capitolare e provicario generale D. Nicola Barrecchia, il teologo D. Costantino Della Bruna e il parroco della Cattedrale D. Carmine Maria Troisi, i quali a metà novembre si recarono alla capitale per impetrare un generale perdono prospettando al Principe ereditario e ai Ministri il quadro di quei miseri: alcuni di età avanzata e vacillante salute, altri privi di mezzi per eseguire l'ordinato viaggio, altri per effettuarlo in necessità di vendere il poco che possedevano, e lasciare in lagrimcvole indigenza le loro famiglie. Ma trovarono ferma la disposizione che quei loro concittadini dovessero sloggiare dal Regno per dimostrare l'ubbi­dienza ai voleri Sovrani; più sollecitamente avrebbero obbedito... e più sollecitamente sarebbero tornati inbraccia delle loro famiglie: qualora allo spirare dei due mesi concessi, cioè per il 4 dicembre, non si fossero prov­veduti di tale passaporto, si sarebbe proceduto alloro imprigionamento.
Accompagnava lo sfratto di costoro una circolare riservata del Ministro degli Affari Esteri ai propri rappresentanti, consoli e vice­consoli, a Roma, a Firenze, a Malta, a Corifa, a Gibilterra, a Carta-gena, ad Algeri, a Tunisi, a Tripoli, ad Alessandria, a Costantinopoli, a Londra...... prescrivendo loro di vistare i passaporti per dovunque ai
fuorusciti piacesse di andare, meno che per i Reali Domini e per l'isola di Malta troppo vicina ad essi.
D'allora incomincia la dolorosa odissea di quei miseri pro­scritti, che vanno ramingando dall'uno all'altro paese, scacciati da governi diffidenti, sorvegliati da polizie sospettose, sfuggiti spesso come pericolosi soggetti* costretti a chiedere come mendichi un soccorso pecuniario per provvedere all'indispensabile loro sussistenza, trascinanti
1) Del 28 settembre 1822.