Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
<
1939
>
pagina
<
1417
>
Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nelVesilio 1417
Questi lepidi versi valsero all'autore l'entrata in Roma; ma la sospirata città l'accolse solo per offrirgli la tomba, poiché egli vi mori poco dopo nel 1826 di appena 34 armi!
Tranne pochi magnanimi tetragoni alla sventura, che sopportavano con dignitosa calma e rassegnazione da forti il loro infortunio, tutti gli altri vedendo sfasciali i dolci nidi familiari, supplicavano il proprio ritorno. D. NICOLA MINUCCI notaio di Pietrastomina, ricordava l> al Sovrano che la moglie ed i tre figli senza il sostentamento delle sue braccia perivano di fame, conchiudendo con le parole del Profeta: Peccavi, domine, misererà mei. D. BARTOLOMEO D'AMBROSIO di Monte-sarchio lamentava la sua lontananza da tre anni dalla famiglia composta della giovane moglie, cinque figli abbandonati e il padre vecchio accidentato da un colpo di apoplessia. D. VINCENZO DE CRISTOFARO di Summonte invocava3)
dal Real Governo che si ponesse uà freno a sua moglie che stava dissipando le sostanze di lui e venisse destinato un amministratore al suo patrimonio, onde questo conservare per la sussistenza di sei figli... e far pervenire a lui in Roma qualche mezzo da poter vivere.
D. NICOLA CLEMENTE di Montella sospirava4' riabbracciare le cinque sue figliuole femmine, unico oggetto del suo amore... rimaste come orfane. D. RAFFAELE GIANNETTASIO, ex tenente dei militi di Solofra, afflitto da una cisti giunta alla sua maggiore grossezza, supplicava lui, supplicava la moglie donna Eleonora Saraelli che con tre figli aveva accompagnato il marito nell'esilio, di poter fare in Napoli la necessaria estirpazione, ineseguibile in Roma per la mancanza ivi di valenti chirurgi. E dichiarava di aver quasi esaurito il suo piccolo patrimonio ed essere in una depressa tristezza per aver perduto uno dei figli.
Ma l'esilio determinava casi di più stringente pietà.
D. ALFONSO BELLI di Atripalda un mese e mezzo dopo la sua emigrazione in Roma perdette di crepacuore la vecchia madre donna Diletta Picone, e poco dopo anche la giovane moglie donna Lauretta Bruno, che lasciava sei creature! 11 Dccurionato di Atripalda con a capo il sindaco D. Vincenzo Cerniamo, mosso dal dolore pubblico per la pietà dei sei innocenti bambini che restavano divisi fra larghi parenti, in Chiusane, in Avellino, in Atripalda stessa, implorò (la deliberazione decurionale vedila iieXVAppendice) il necessario ritorno del padre loro,
1) Nel giugno del 182.1..
2) Nel marzo del 182S. ) VII ugoto 1825.
4) II 10 settembre 1825.
t