Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1421>
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Gli Irpini delia rivoluzione del 1820 nell'esilio 1421
fausta occasione del felice parto di S. M. la Regina, nel luglio del 1827, a NICOLA CLEMENTE di Montella.l)
Ma i beneficiari della grazia sovrana non erano liberi di rientrare subito nel seno delle rispettive famiglie, poiché l'assoluzione dalla pena non età completa, lasciava uno strascico: per misure di prudenza veni­vano obbligati a domiciliare a tempo indeterminato o nella capitale, Napoli, o nel capoluogo della loro provincia, sotto rocchio linceo della Polizia, la oliale voleva, spiandone i contatti, sorvegliandone gli atteg­giamenti, assicurarsi che si erano emendati delle trascorse follie libe­rali. Cosi il suddetto D. NICOLA. CLEMENTE, il fellone del 1804, il mas­sone del 1807 presso la Loggia di Mazas, l'istallatore delle due Vendite del suo Comune e l'ex capitano dei militi, ebbe solo un mese di permesso da passare in Montella, perchè il domicilio impostogli fu Avellino. In continue suppliche al ministro Intontì egli espresse la necessità di sta­bilirsi nel suo paese, non tanto per economia domestica, cioè per curare i residui dei quasi distrutti suoi beni, quanto per potere assistere una sorella accidentata e più ancora le cinque figliuole, prive della madre, tre delle quali, esposte per l'adolescente età ai pericoli del sesso, esige­vano la sua presenza. À mala pena gli fu consentito di passare colà le feste del Natale e della Pasqua. H 31 maggio del 1828 un colpo apo­plettico gli tolse la favella e l'uso del lato destro, e solo in considera­zione di questo malanno gli fu permesso di fare i bagni a Casamicciola e poi altra cura in Napoli, soggetto anche qui alla più stretta sorve­glianza. Benché in queste condizioni di famiglia e di salute, dovè aspettare il novembre del 1829, più di due anni, perchè le suppliche fossero esaudite: fu prosciolto dal domicilio forzoso in Avellino, ma con l'obbligo, penale di non allontanarsi da Montella senza il permesso della Polizia e di non avere alcun rapporto con i. settari.
Tornando ai fuorusciti, essi vivevano, salvo eccezioni, nell'indi­genza, infatti il Cardinale Segretario di Stato scriveva negli ultimi del 1824 al Nunzio di Napoli che era veramente angustiarne dover rite­nere in quella capitale eirea 800 (sic) espulsi, la maggior parte man­cante dei mezzi di sussistenza, e lo invitava ad interporsi presso S. M. Siciliana o per il loro ritorno in patria, o per ottenere un assegnamento mensile. Re Ferdinando si limitò a mettere di tempo in tempo qualche somma a disposizione del suo Ministro in Roma, onde dodici dei più
') In un anonimo *i diceva ''he questo Nicola Clemente ex capitano dei militi di Man Iella e Francesco Bianchi ex capitano dei militi di I.io.ii, furono graziati mercè il pagamento di ducati 3500 por chiurlino, facendone deposito. In certa guisa fu covato l'autore dell'anonimo, ma chiamalo dalle autorità ef so fu negativo.