Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
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1939
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1424
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Vincenzo Cannaviello
parentela col famoso cospiratore abate Cappuccio). Il canonico dichiarò che tale lettera riguardava non altro che gli interessi di un nipote, giovane poco economo, al quale egli la settimana innanzi aveva rimesso 30 ducati. E il velato accenno dello scrivente, che nel febbraio era furtivamente apparso in Mirabella e che vi si sarebbe recato ancora, diede occasione al Ministro della Polizia di deplorare con gli ispettori delle frontiere la trascurata vigilanza sull'intromissione di questi proscritti nel Regno. Il suddetto FABRIZIO CAPPUCCIO, che appare un temperamento eccitabile, procurò a sé ed agli altri vari turbamenti. Infatti nel giugno dell'anno innanzi egli e Gaetano Avitabile di Napoli, altro esule, avevano richiamato l'attenzione della Polizia pontificia per una disputa avuta con un tal Boccia romano, che giunsero a sfidare a duello. Ma nella notte, prima di battersi, furono arrestati, i loro domicili perquisiti, e vuoi per gli insulti fatti ad un cittadino romano, vuoi per le carte settarie sequestrate dimostranti la pertinacia loro nelle idee rivoluzionarie, il Governo, dopo due mesi di prigionia, ne dispose lo sfratto, assolto poi colla ammenda di 15 giorni di esercizi spirituali. Si lamentò di questa indulgente soluzione il Marchese di Fuscaldo col Segretario di Stato di Sua Santità, che era il cardinale Della Somaglia; ma questi si meravigliò della sua meraviglia osservando:
... la impossibilità in cui si sono trovati il Cappuccio e l'Avitabile di supplire alle spese di un nuovo viaggio ed a quelle di un soggiorno in Toscana, ove per la sua maggior lontananza dalla loro Patria, non avrebbero potuto avere i tenui soccorsi che dalla casa paterna ritraggono... ha. indotto questo Governo ad accogliere le loro replicate suppliche ed a permettere loro di rimanere in questa Capitale. La colpa di costoro era una disfida che non ebbe effetto... Due mesi di carcere sono stati sufficienti per punire una colpa rimasta nell' intenzione. H Governo Pontificio non ba certamente alcun interesse a ritenere in Roma... gli esuli Napoletani, e crede anzi di ben meritare di S. M. Siciliana lasciando qui dimorare senza alcun suo prò, anzi soggiacendo a gravi spese di vigilanza, questi suoi sudditi... Del resto se piacesse al Governo di Napoli che non i soli due ora graziati, ma tatti gli altri esuli qui dimoranti fossero espulsi dai
!) Di altri si conoscono i tentativi, riusciti, per rientrare. Luigi JazeoHa, ex capitano dei militi di San Giorgio la Molara (allora in Princ. Ultra), esule, nel novembre dei-Panno 1824 s'introdusse clandestinamente nel Regno e fu arrestato in Rionero. Sun Maestà in data 11 ottobre 1825 ordinò ebe fosse relegato a Ponza. D. Michelangelo GÌIibcrti di Solofra, che nel maggio del 1824 aveva ottenuto di recarsi esule in Genova, si fermò nello Stato Pontificio perchè privo di mezzi a proseguire il viaggio. Ma sene-ria to da Vefletri purché non potè ghistiftcore ì modi della atta sussistenza, travestitosi da contadino, ritornò il 7 novembre del *24 in Napoli li prefetto di Polizia lo spedì nel carcere di San Francesco. L'avellinese Stefano Preziosi, ebe aveva perduto il padre, Paw. Sebastiano,! Roma, esule come lui, e ebe Invano aveva implorato il permesso di attraversare soltanto il Regno per recarsi in Benevento e ivi in breve tempo trattare affari urgenti di sua famiglia dissestata negli interessi, violò nel 1826 l'esilio in Roma, furtivamente restituendosi in Avellino: scoverto, sfuggi alla Polizia.