Rassegna storica del Risorgimento
1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1939
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pagina
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1425
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nelVesilio 1425
Dominj Pontifici, non sarà conosciuto questo suo voto dal sottoscritto che gli ordini corrispondenti verranno tosto emessi...
Ma non sempre il Governo papale usò indulgenza verso gli esuli napoletani: vari provvedimenti punitivi esso dovè prendere contro alcuni per le solite ragioni politiche. Così nella notte dal 25 al 26 agosto 1827 la Polizia pontificia arrestò GIUSEPPE CEISCUOLO, FRANCESCO GALLO e STEFANO PREZIOSI tutt'e tre di Avellino LUIGI PALOMBA di Montesarchio SALVATORE SUSANNA di Zungoli con altri connazionali proscritti. Quattro di loro, che per economia risiedevano in Genzano in case separate, già da molto tempo avevano destato sospetto, perchè di giorno mai si vedevano uniti, ma la notte si radunavano. Poi col pretesto della caccia si recavano a Porto d'Anzio, a Nettuno, a Ter-racina, per essere a contatto con bastimenti, specialmente napoletani, che ivi si accostavano, ricevevano dei plichi dal procaccia e gliene consegnavano. E frequentavano, dando sospetto, i sacerdoti fratelli Di RIENZO di Pietradefusi D. ANGELO e D. BENEDETTO, il primo Curato, il secondo Economo della parrocchia di San Pietro in Formis nella tenuta di Campomorto, ed altri esuli napoletani, e leggevano fogli esteri, come i Débats ed il Costituzionale francese. Nelle perquisizioni si sequestrarono manoscritti e giornali liberali. Ed il marchese di Fuscaldo scriveva in proposito al cav. De Medici in Napoli:
... Sua Santità è ferma nelP idea che vuol mandare costà consegnati tutti i detti detenuti. Per oppormi a tale risoluzione ho dibattuto due ore col Papa, dimostrandogli che tale risoluzione non poteva aver camino, e non era neppure regolare. Tutto perà è stato mutile...
Difatti, scortati costoro al confine, furono trattenuti nel forte di Gaeta, donde, per ordine sovrano, nel gennaio del 1828, furono tutti, tranne il PREZIOSI di Avellino, spediti a Tunisi.
Per l'improvvisa scomparsa del menzionato LUIGI PALOMBA protestò presso il patrio Governo il fratello NICOLA; protestò che il misero, privo del piccolo equipaggio di cui era fornito e di ogni umano soccorso, fosse stato sottratto alla segreta, legato e trasportato via, senza che si conoscesse il novello suo destino. Levò la voce in nome dell'umanità contro il persistente accanimento verso la sua famiglia già dilaniata del padre e di uno zio, che il padre ANTONIO PALOMBA era morto in Roma, come abbiamo detto, degli stenti dell'esilio, e lo zio, il medico BERNARDO PALOMBA, alla vigilia di dover partire da Montesarchio per Tunisi, assalito, c'è da supporre per lo schianto morale, da un colpo apoplettico, era caduto fracassandosi la fronte ed aveva cessato di vivere. **
i) Gr. Arai. SU Nap., Ministero di Polizia, anno 182Ó, fase. 391 e 608.