Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1426>
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Vincenzo Cannavicllo
Egli stesso, NICOLA. PALOMBA, presto incappò nel giugno del 1828 in gravi accuse politiche, per cui prima fo latitante, poi arrestato è1 imprigionato in Napoli e infine fu relegato nell'isola di Lipari.
Tanto martirio diede questa famiglia irpina alla eausa della libertà!
Quanto a STEFANO PREZIOSI fu fortunato che l'occasione del felice parto della Regina gli aprisse, nel novembre del 1827, le porte del Regno; ma potè solo nel febbraio successivo rivedere momentaneamente la famiglia in Avellino, poiché la Polizia, trattenendolo nella capitale, voleva assicurarsi dai contatti e dagli atteggiamenti con quali sentimenti fosse rimpatriato. Per le suppliche di lui e della madre e di Mons. Giov. Camillo Rossi, arcivescovo di Damasco, il Ministro Intontì il 12 marzo del 1828 autorizzò il Preziosi a stabilirsi nella sua città nativa. Qui però egli non stette in pace che solamente pochi mesi, perchè colpito da denuncie e rivelazioni come non estraneo alla nuova setta dei Filadelfia fa imprigionato la notte del 27 settembre 1828 nel Padiglione di Avellino, poi deportato nel penitenziario di Lipari.
Nel febbraio del 1829 la Polizia pontificia sorprese in una casa di via della Longara il già ricordato D. FABRIZIO CAPPUCCIO il sacerdote com­paesano D. PRISCO MINICHTELLO -l'ex sottotenente legionario GAETANO MONACO di Vallata D. VINCENZO MIROBALLO di Avellino sottocurato della chiesa di S. Agnese fuori delle mura D. RUBINO LANZILLO di San Biagio di Senno, e insignito di emblemi carbonici il canonico di Monte-forte D. FRANCESCO SAVERIO VALENTIN! con cinque altri fuorusciti: erano in seduta settaria questi tenaci, irreducibili, facendo rivivere una Ven­dita carbonaria dal titolo U Sannio resuscitato. La voce ditale scoverta giunse alterata a Vienna come di macchinazioni intese a sconvolgere l'or­dine pubblico nella circostanza della vacante sede papale, per cui, si diceva, un corpo di truppe borboniche si apprestava a correre negli Abruzzi per prevenire qualche disordine, ed il Principe di Metternich si mostrava soddisfatto col R. Console Principe di Cassaro della vigilanza ed energia del Governo napoletano. Invece la Segreteria del Sacro Collegio, in una nota al Ministro Plenipotenziario di S. M., si affrettò a chiarire:
È giunto a notizia del S. Collegio riunito in Conclave che vociferazioni quanto destituite dì fondamento altrettanto esagerato... serpeggiano in estere contrade por farvi credere che in questa Capitale si trovi compromessa la pubblica tranquillità in seguito di gravi cospirazioni... Gli Ecc.ini Padri quantunque persuasi che V. E. testi­monio oculare della quiete pienissima e della sienrozza perfetta, di cui Dio mercè vi si gode, non abbia bisogno di aletta impulso per lamentare voci assurde... assicura che trat­tasi di pochi individui, esuli delle infime classi della società- e mancanti di mezzi non meno che di considerazione... e che è già ben inoltrata la proecssura di costoro, ai quali la saviezza eia giustizia dei competenti Tribunali preparano hi sorte che loro è dovuto...