Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1428>
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1428 Vincenzo Cannaviello
Essi scrivevano fra l'altro:
Lungi da* parenti, lungi dalla patria, noi soffriamo tutto le amarezze d'un esilio doloroso. Or se la R. Clemenza non crede ancora estendersi a tanto di farle intera­mente cessare col permetterci il desiato ritorno; se ai nostri mali morali altro lenitivo or non abbiamo che la speranza, si scemino almeno, o Sire, miei che procedono da fisiche urgenze. Egli è vero che taluni di noi, da più o meno tempo, ricevono una mensuale sovvenzione; ma questa devesi al certo stimare insufficiente a Roma, se agli esuli che sono in Tunisi, dove il vitto è men caro, dassi più largo sussidio. E molto più insuffi­ciente a quelli che dalla lunghezza dell'esilio sono stati astretti a riunirsi colle mogli e coi figli, che rùnaneano derelitti o sprovveduti d'ogni educazione, non avendo altri che volesse o potesse prenderne cura: padri di famiglia, cui la sventura ha tolto 1 eser­cizio dell'industria personale ed ha lentamente consumato il non pingue patrimonio l Vi ha poi di quelli che niun sussidio ricevono, o perchè giunti dopo le ultime provvi­denze date da V. M. o perchè sonosi astenuti di domandarlo, finché la di loro azienda l'ha comportato. Ricorriamo quindi con piena fiducia alla Vostra Sovrana munifi­cenza perchè si degni aumentare le accordate sovvenzioni ed accordarle poi in egual modo a coloro fra sottoscritti, che per la prima volta le implorano; e tutti l'avremo a grazia singolarissima.
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IH alcuni nostri fuorusciti non sono riuscito a rintracciare che qual­che magra notizia, perchè quando durante la loro espiazione non acca­deva un nuovo fatto da richiamare l'attenzione della Polizia, i loro nomi poco o niente ricomparivano nei casellari degli archivi.
Per fortuna posso invece prospettare dei cenni su alcuni irpini esuli in Roma, persone piuttosto di distinta condizione sociale: sacer­doti, sindaci, ufficiali di militi, possidenti, liberi professionisti.
D. MICHELE NATALE sacerdote di Nusco che in un anonimo diretto, nella reazione, all'Intendente di Avellino fu indicato come rosacroce in Massoneria e fondatore nel 1816 di molte Vendite nelle province di Basilicata, Capitanata e Principato Ulteriore, certo fu Carbonaro capo-vendita. In un numero unico, pubblicatosi nell'VIII centenario della morte di Sant'Amato, leggesi che il sacerdote Natale fu esiliato a Tunisi nel 1821. È inesatto, perchè egli, colpito da mandato di arresto della Gx- C. Crini, di Avellino, a metà giugno del 1824 ottenne di partire con libero passaporto per Roma. Pare fosse insigne oratore tanto da predicare durante il ano esilio per sette volte nella basilica di S. Pietro. Il Consiglio dei Ministri del 15 marzo 1825 ritenne si potesse comprendere nella 2a classe, cioè tra coloro da abilitare a rientrare nel Regno, secondo le notizie della loro buona condotta, arbitra poi la polizia, nel caso di rimpatrio, di applicare misure di domicilio forzoso in qualche luogo o di malleveria o di qualche altro obbligo. Così questo sacerdote fu dei 51 che beneficiarono del R. Rescritto di grazia del 16 agosto 1825, i quali ebbero più breve l'esilio.