Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1429>
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nell'esilio 1429
TOMMASO DE FILIPPI di Senno, colonnello dei militi di Avellino, nello scrutìnio generale degli Uffiziali dichiarando di essersi iscritto alla Carboneria il 3 luglio 1820, non confessava il vero, giacché fa. settario dei più antichi e autorevoli, fondatore di Vendite, refratta­rio ad ammettere nella Carboneria soci senza le qualiià richieste. Il 2 luglio, all'avanzata dello squadrone disertore, con sua circolare espressa ordinò a tutti i capitani della provincia di marciare militarmente con le rispettive compagnie per il capoluogo. Lì il mattino del 3 con l'assi­stenza del De Concilj le passò in rivista nel Largo dei Tribunali (chia­mato perciò in seguito Piazza della Libertà) e fece causa comune con Morelli e Silvati alla loro entrata in Avellino. Quando il 22 luglio si decre­tarono le tanto attese elezioni dei deputati al Parlamento e la nomina di un delegato speciale per presiedere la Giunta preparatoria in ogni provincia, fu nominato lui delegato speciale per il Principato Ultra-Come presidente della Suprema Magistratura Carbonara esercente il potere esecutivo della regione irpina pronunziò un energico discorso ai Carbonari affinchè impiegassero tutte le proprie forze per sostenere illesa la loro grande opera, la Costituzione, conquistata a rischio di san­gue. Un altro fervido appello, stampato, diresse ad essi Carbonari, militi e legionari, il 13 marzo, cioè dopo la rotta di Antrodoco, incitandoli a
non abbandonare il prode generale Pepe che li richiamava alla gloria... ad accorrere da tatti i punti, a riunire i traviati e ricnndurli al campo... ove 1*invitto Generale Carra-scosa torreggiava impavido rimpetto al nemico e, rinforzato nei suoi drappelli* avrebbe saputo panirc l'ingiusto aggressore della temerità di aver calpestato il sacro terreno del Regno...; ad esaminare il loro pericolo, a ricordarsi del loro giuramento ed agire.
Quando si ripristinò il governo assoluto non gli valse aver stipulato innanzi all'Intendente Spinelli il 5 novembre 1821 atto notarile, con cui garantiva la sua futura condotta politica, e aver dato cauzione di tre* mila ducati. Si potè sottrarre al giudizio ottenendo un passaporto per Roma. Respinto il 7 dicembre del 1822 insieme coi compaesani Nicola e Raffaele Moscati e Giovanni Antonio Renzulli allo Epitaffio, teni-mento pontifìcio, attese in Por iella le ulteriori disposizioni a suo riguardo. Poi più nulla ci è riuscito di sapere. Il Consiglio dei Ministri del 12 ago­sto 1825 fu di avviso che S. M. potesse degnarsi togliere al De Filippi il divieto di rientrare nei RR. Dominj e Re Francesco vi si uniformò riammettendolo in patria dopo meno di tre anni di esilio: sproporzio­nata espiazione, a me sembra, alle sue reità politiche rispetto a quella di altri, come di un Luigi Palomba, che con molto minore attività colpevole, per ben ventisette anni dovette tribolare in terra straniera. Ma la grazia sovrana non riuscì a spegnere lo spirito settario di lui;