Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1431>
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Gli Irpini delta rivoluzione del 1820 neWesilio 1431
inducendo molti ad iscriversi, e li armò ed istruì negli esercizi militari. H 2 luglio che il tenente colonnello De Concilj scorse i casali di Serino, il Perreca e gli altri settari vi proclamarono la rivolta divulgando fal­samente essere già scoppiata in Napoli ed esservi stato nientemeno che massacrato Sua Maestà. H giorno seguente da capitano condusse la sua forza ad unirsi a Morelli e Silvati. E quando per la conquistata Costitu­zione nel convento dei Francescani del suo paese si cantò il Tedeum, egli vi assistette insignito della fascia tricolorata. Arrestato il 13 giugno del 1821 mentre si recava alla Gasa comunale, fu tradotto nel carcere di Avellino, poi in Castelcapuano e nel San Francesco di Napoli. Dopo circa tre anni di prigionia, esigendo una infermità che lo ridusse in fin di vita cambiamento d'aria, ottenne un passaporto ed il 18 maggio del 1824 espatriò a Roma. Nulla di particolare sappiamo della sua dimora in Roma, che terminò con la grazia del 18 dicembre 1830. Si presentò allora in Napoli, come di obbligo, al Prefetto di Polizia e nei primi di aprile giunse nella sua patria, ove era stata già predisposta su di lui la vigilanza. I FRATELLI DE SANCTIS di Morra. Scriveva nel 1 capitolo della sua Giovinezza il sommo critico:
Mia nonna aveva quattro figli, due preti e due ammogliati. Uno era in Napoli, teneva scuola di lettere e si chiamava Carlo; g.'i altri due stavano a Roma esiliati per le faccende del *2I, ed erano zio Beppe e zio Pietro; il quarto era papà, che stava a casa e si chiamava Alessandro.
PIETRO DE SANCTIS, medico, fu molto tempo innanzi allo scoppio della rivolta fondatore della prima Vendita di Morra Stella d'oro denominazione tolta da una Vendita di Salerno. Il 2 luglio partecipò nel paese ad insoliti festeggiamenti alla Madonna delle Grazie con spari, ed altre manifestazioni di gioia, come nel giorno precedente anche ad un banchetto di Carbonari. Più che alla Madonna s'intese fare onore al pro­tettore della Carboneria S. Teobaldo. Il 4 luglio alla testa di altri esaltati settari, armati di tutto punto, marciò per Monteforte. H 7, tutti insigniti di distintivi carbonici, sparando a salve e gridando Viva la Costitu­zione , ritornarono a Morra, dove nella Chiesa Madre fecero cantare l'Inno Ambrosiano. Non diversi dovettero essere gli addebiti al fratello sacerdote GIUSEPPE, cospiratore anche lui, se ambedue furono colpiti da mandato di arresto per evitare il quale si provvidero del libero passa­porto per Roma. Inascoltate rimasero le loro replicate suppliche di rim­patrio, finché per l'editto di clemenza del 18 dicembre 1830 essi ed i com­paesani GIUSEPPE CICIRELLI, il sacerdote Rocco PUGLIESE e i fratelli Di PIETRO zitto zitto come scrisse Francesco De Sanctis nel cap. V presero la via del paese, fatti savi da quel duro esilio di otto anni .