Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1433>
immagine non disponibile

Gli Irpini détta rivoluzione del 1820 nell'esilio 1433
pericolosa di lui ; ed egli che aveva ragione di temere si sottrasse allo arresto con la latitanza. Quando però ripetute ministeriali esortarono tutti i latitanti a rientrare nei loro domicili confidando nella propria innocenza e nella Sovrana promessa di impunità, il CARCHIA si presentò. Ma fu imprigionato. Senonchè per un'infermità contratta nelle prigioni potè, con la cauzione di duemila ducati, esser tradotto provvisoria­mente nel Convento degli Àlcantarini di Àtripalda restandovi a sue spese guardato da un gendarme. Dopo cinque mesi un R. rescritto del 25 settembre 1822 dispose che fosse espulso dal Regno. H periodo dei suoi nove anni di esilio è movimentato di vicende che hanno un po' del romanzesco, sballonzolato come fu dall'uno all'altro paese, non tol­lerato da nessun Governo. Cacciato da Benevento dopo quaranta giorni per desiderio espresso dal Governo napoletano come pericoloso alla tran­quillità delle provincie limitrofe, e respinto dalle frontiere pontificie si diresse a Corfù; respinto anche di là da quelle autorità inglesi, egli e SALVATORE DE JOANNA di Sant'Angelo all'Esca, LEONARDO PENTA ed ALESSIO CERRATI di Mirabella, come persone non facoltose, per una burrasca che impedì loro di sbarcare a Brindisi, approdarono a Barletta. Mentre erano custoditi in quel Lazzaretto, la notte del 22 aprile 1823 riuscirono ad evadere rompendo un muro della fogna. Riassicurati alla Giustizia, dopo più di un anno di prigionia i tre compagni furono spediti a Tunisi, egli più fortunato con libero passaporto per Frosinone, potè ivi stabilirsi esercitandovi la professione di curiale. Di là e poi da Roma sue suppliche si susseguirono a suppliche per ottenere il rimpa­trio; fallace speranza, anzi la sua condizione si aggravò, perchè durante il Conclave del marzo 1829, dai quale usciva eletto pontefice Pio Vili, una satira attribuita al CARCHIA gli procurò nuovamente il carcere. Un giorno una donna, presentatasi alla R. Legazione e dichiaratasi sua moglie, implorò che egli da più mesi in prigione non venisse espulso da quel territorio, o, se espulso, continuasse ad essere alleviato, ovunque andasse, del sussidio di 6 scudi al mese accordatogli da S. M. L'ingiun­zione di sgombrare dallo Stato Romano non fu subito eseguita, essendosi condisceso ad accordare al Carolila la cui recento imputazione era risultata mancante di sicure prove molteplici proroghe come un mezzo per mantenerlo a dovere, finché il 12 marzo del 1831 allontanato, venne per Sovrana disposizione trattenuto nella Re al Piazza di Gaeta. La ricorrenza onomastica di Re Ferdinando, il 30 maggio dello stesso anno, fece finalmente sentire la sua clemenza anche a questo esule. E vediamo altri espatriati irpini nelle Legazioni e Delegazioni pontificio.