Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1435>
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Gli Irpini della rivoluzione del 1820 nell'esilio 1435
generosità del sovrano napoletano. Cosi Tè Francesco concesse al suo suddito il sussidio di 2 scudi al mese. E il Man-andino da Bologna il 4 agosto del 1828 con queste parole conehiudeva una supplica:
Di tutti, o Sire è proprio l'errare, di pochi il dimenticare le offese, di pochissimi il punirle conia generosità. Glorioso e l'essere degli ultimi. Possiate, o Maestà, accrescere alle vostre glorie anche questa col ridonare alla Patria dopo cinque anni di miserie un esule, che inchinato al bacio delle Vostre mani ossequioso si confessa.
Vana supplica! Quando nel 1829 l'Albani fa da Pio Vili nonrinato Segretario di Stato, il MARRANDINO lo segui a Roma ove l'autorevole Cardinale continuò ad interessarsi di lui anche per le raccomanda­zioni che in nome di S. M. la Regina dei Francesi gli fece il conte La Tour Maubourg. Con tutto ciò l'infelice dovè prolungare l'attesa sino all'agosto del 1831 per rivedere la sua terra irpina.
L'ampio Atto di Sovrana indulgenza del 18 dicembre 1830, col quale Ferdinando II volle contrassegnare il suo avvento al trono, affisso il 10 gennaio del *31 alla R. Legazione delle Due Sicilie in Roma, apri le frontiere, oltre ai già menzionati, ai seguenti Irpini-esuli nello Stato Pon­tificio: MICHELE MONTUOSI di Avellino -MARIO BELLI di Atripàlda -FRANCESCO BIANCHI di Lioni - GAETANO FERRO di Ospedaletto -canonico DOMENICO SAVTNETTI di Paduli PASQUALE D'ALESSIO di Pietrastornina - ANGELO CARETTI di 5. Giorgio la Malora NICOLA JANNELLI *>, SABATO PERRECA, EMERICO TEDESCHI e parroco BALDAS­SARRE TEDESCHI: tutt'e quattro di Serino RAFFAELE GIANNETTASIO di Solofra VINCENZO DE CRISTOFARO di Summonte i sacerdoti fratelli Di RIENZO che però nel febbraio del 1832 tornarono alla loro Pietradefusi.
Il sacerdote GIOVANNI DE MUSIS, l'ex G. M. della V.-. di Sant'Angelo all'Esca, compreso nella stessa Sovrana indulgenza, non potè beneficiarne che molti mesi dopo. Egli, occupato con esemplare rac­coglimento al servizio di una chiesa lontana dal centro di Roma, aveva incaricato un altro compagno di sventura di firmare per lui una supplica che avanzavano gli esiliati, ma in questa si trovò sottoscritto col nome errato di VINCENZO. Dovò il R. Incaricato di Affari in Roma con un rapporto del 21 luglio 1831 chiarirò l'equivoco per non ritardare ulte­riormente il rimpatrio del De Musis. Un errore simile capitò per RAF­FAELE ANZUONI di Dogana Vecchia di Serino, il quale ebbe alterato il nome di battesimo in quello di Tommaso. Nella certezza di essere lui il beneficato dall'editto Sovrano, da Civitavecchia ove dimorava
i) Questi due non avevano voluto profittare della Grazia sovrana del 16 ago­sto 1325,