Rassegna storica del Risorgimento

1820 ; IRPINIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1939>   pagina <1436>
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Vincenzo Cannaviello
venne in Roma e si presentò alla R. Legazione asserendo non esistere l'altro Anzuoni. Il R. console Luigi Carafa ne riferì al Principe di Cassaro Ministro degli Esteri in Napoli spiegando:
...Raffaele Anzuoni è quello che gode il sussidio di due paoli al giorno, che ha l'età di anni -18, di statura alta, capelli rosagni e che per la irreprensibile, anzi lodevole con­dotta, tenuta sempre in questo Stato, pad bene avnr meritato dulia Reale Clemenza. Sembrando adunque che sìa corso equivoco nel nome di detto individuo domando ;li opportuni superiori comandi....
Sua Maestà nel Consiglio ordinario di Stato del 5 aprile 1831 acconsentì a trasmettere al supplicante RAFFAELE la grazia concessa all'inesistente Tommaso, e il beneficiato potè nel giugno rimpatriare.
E MONACO GAETANO di Vallata che, come abbiamo detto, sorpreso in Roma dalla Polizia in seduta carbonara, doveva con gli altri nell'au­tunno del 1829 essere imbarcato per Marsiglia, ottenne, perchè meno gra­vato di reità e perchè imito alla sua famiglia, una proroga alla partenza. Fu compreso più. tardi nella misura generale di sfratto adottata da quel Governo nell'occasione di turbolenze scoppiate in Roma, e con passa­porto per la Reale Piazza di Gaeta ivi rimase fino al rimpatrio con­cessogli nella ricorrenza onomastica del Sovrano del 30 maggio 1831.
Perchè bisogna notare che sotto Leone XH e Pio VHI lo Stato della Chiesa aveva riposato in pace; ma appena Gregorio XVI ascese al pon­tificato i moti dal fondo della Romagna arrivarono ai piedi del Campi­doglio. Allora il Governo nel timore che gli esuli napoletani potessero fomentare i disordini, obbligò a partire da Roma quelli di torbidi prece­denti, nonostante che essi avessero protestato presso il rappresentante delle Due Sicilie cav. Carafa la loro devozione all'ordine pubblico e alla religione, e la loro riconoscenza per l'ospitalità fino allora goduta. Sfrat­tati dunque da Roma, sotto scorta militare furono introdotti nel patrio Regno e trattenuti nella Piazza di Gaeta alla dipendenza del tenente generale conte Milano che veramente li trattò con umanità. Così si spiega che alcuni esuli rimpatriassero da questa Piazza e non dall' Urbe.
Ma non rividero più i nativi monti e la diletta famiglia oltre ai già ricordati RAFFAELE LIMONGELLI di ÀiHpalda, MODESTINO BIANCHI di Mercoalìano ANTONIO PALOMBA di Montesarchio e GIOACCHINO CANGIANO di Taurasi, l'aw. SEBASTIANO PREZIOSI di Avellino e LUIGI SAKNI di Morra che morirono in Roma, il penultimo nel marzo del 1825, Poi timo il 21 gennaio del 1830: esistenze finite oscuramente, fra stenti e dolori, senza soddisfazioni, eppure animate da un nobile ideale!
(Continua). VINCENZO CANNAVIELLO