Rassegna storica del Risorgimento
1857-1859 ; LOMBARDO-VENETO
anno
<
1939
>
pagina
<
1486
>
Lina Gaparini
Danubiani, due lettere di corrispondenza letteraria del noto Nicolò Tommaseo, due di Gabriele Rosa da Bergamo, ed una di certo Rebecchini di Venezia, il cui tenore lascia dubitare sulla rettitudine dei sentimenti politici di chi la scrisse. Assoggettato il Filippi a costituto, sostenne di non aver relazione col Piemonte, e negò perfino di aver ricevuto alcuna lettera da Torino all'indirizzo di terza persona. Siffatta ostinata negativa a fronte delle sussistenti prove in contrario, lo rende vieppiù sospetto di corrispondenza pericolosa in linea politica, ed in mancanza di titolo per una procedura penale, ho disposta la di lui sorveglianza, nonché del Giordani e del Rebecchini. Del resto non mi fa dato di rilevare che Nicolò Marchiori mandasse alcuna cassa da Venezia a Guglielmo Stefani in Torino, né che altrimenti si assumesse l'incarico dell'ordinaria spedizione, e ritengo che sotto il titolo di casse si voglia piuttosto alludere ad articoli di corrispondenza. Saranno a ogni buon fine continuate le indagini su questo argomento, e in quanto concerne il Giordani e Filippi, ed ogni utile relativa interessante emergenza mi farò carico di riferire tosto a cotesta Presidenza.
Venezia, 2 settembre 1857 Franceschini.
Copia di lettera a Nicolò Marchiori al Caffè Chiodi di Venezia
Torino, 14 luglio 1857.
Continui pure la solita spedizione come per lo passato. Ciò che vi disse l'amico Beppo è vero si tratta d'una cosa seria e avrò bisogno della vostra casa anche perciò e vi scriverò quanto prima in proposito lungamente. Ho ricevuto le casse spedite ultimamente e sta bene.
Salutandovi caramente mi dico G. S.
XXIII. (Tedesco nell'originale). Venezia, 21 agosto 1857.
Le notizie giuntemi dalle provincie sul modo con cui è stato festeggiato il natalizio di S. M. l'Imperatore si esprimono tutte favorevolmente riguardo le festività luminarie nei teatri o altre dimostrazioni, secondo i luoghi, con l'osservazione che tutto si svolse nel massimo ordine e senza dar la minima occasione a osservazioni malevole. Fanno unica eccezione i rapporti di Padova e Mestre.
A Padova, benché il teatro fosse stato illuminato, fu tralasciato il canto dell'inno nazionale, ciò che pare purtroppo abbia dato occasione ad alcune osservazioni scortesi. Si vuole però dar la colpa di ciò, non tanto al Municipio, dato che il Podestà e il Segretario son del tutto nuovi e privi di esperienza, quanto al capo dell'autorità politica, che non informò a tempo il Municipio. Il Capo del Commissariato di polizia deve aver infatti reso attento giorni sono il Podestà, però, come sembra, deve averlo fatto troppo tardi per cui fu impossibile riunire a tempo i cori.
Da Mestre viene informato che all'ufficio divino celebrato per la detta festa, non apparvero l'Aggiunto dell' i. r. Pretura, tutti gli impiegati di Finanza dell'i, r. Commissariato Superiore di Finanza, come pure il Capo delle Guardie di Gendarmeria. Mi informerò presso il Commissario del Circondario di Mestre per sapere qualcosa dì pia a onesto riguardo, se cioè alcuni dei suddetti funzionarii non fossero stata forse
impediti di comparire per motivi di servizio
Franceschini.
1486