Rassegna storica del Risorgimento
1857-1859 ; LOMBARDO-VENETO
anno
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1939
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pagina
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1487
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Relazioni della polizìa segreta austriaca, ecc. 1487
XXIV.
Rapporto del Conte Bissingcr, Luogotenente del Veneto all'Arciduca Massimiliano
(Tedesco nell'originale). Venezia, 25 gennaio 1858.
Il Console generale francese qui residente ha chiesto per incarico del suo Governo al Direttore della polizia locale informazioni sul nobile Carlo Radio, che sarebbe uno degli autori dell'attentato contro l'Imperatore Napoleone. H Direttore, ottenuta da me la facoltà, e poiché gli atti della Direzione di polizia davano solo insufficienti notizie sulla famiglia Rudio, e nessuna sull'assente Carlo, ha mandato un funzionario a Belluno onde assumere le opportune informazioni su Carlo Rudio, e compiere presso la famiglia una perquisizione per sequestrare eventuale corrispondenza.
Le informazioni così ottenute, che dal Direttore di polizia sono state trasmesse al Console generale, in quanto rispondevano alle sue richieste, sono le seguenti:
La famiglia Rudio di Belluno, che a causa delle dilapidazioni del suo capo, Ercole, è del tutto impoverita, consta di costui, sua moglie e sette figli, di cui il secondogenito, Carlo, risulta assente. Tale famiglia è politicamente assai compromessa; Ercole Rudio e sua figlia Luigia erano coinvolti nel processo della Corte di Mantova del poi giustiziato Pietro Calvi; essi stessi erano colà imprigionati, ma furono prosciolti per mancanza di prove. E a questo stesso Ercole Rudio che Vostra Altezza Imperiale con sovrana concessione del 7 ottobre scorso accordò il chiesto trasferimento a Venezia; della qual facoltà egli finora, forse per mancanza di mezzi, non potè far uso.
Carlo Rudio, figlio di Ercole, nato il 28 agosto 1832, si trovava col suo fratello maggiore Achille nel 1848 a Milano nell'i, r. Collegio di Cadetti. Entrambi i fratelli furono poi, in seguito ai rivolgimenti politici, trasferiti nell'i, r. Compagnia di Cadetti di Graz, e dopo lo scioglimento di quest'ultima restituiti al padre a Belluno. Qui Achille morì in seguito alle ferite riportate a Milano nei primi giorni della rivoluzione, nell'assalto da parte degl'insorti al Collegio dei Cadetti. Al principio del '48 Carlo Rudio si recò a Venezia, allora in mano dei rivoluzionari, ma la lasciò dopo un soggiorno di pochi mesi per andare a Roma, ove rimase fino alla caduta della città nelle mani delle truppe francesi. Solo nel 1852, allorché ottenne dal Governo Generale il rimpatrio, fece ritorno nella sua città, dove fu posto sotto vigilanza della polizia. Visse colà pochi mesi privo di occupazione e in grandi strettezze presso la sua famiglia impoverita.
Col pretesto di recarsi a Milano per cercarvi un impiego, gli riuscì di ottenere dall'i, r. Comando della città di Belluno un passaporto valevole per tre mesi; e attraversata Milano senza fermarvisi, si rifugiò all'estero, e questo per sottrarsi alla coscrizione che cadde nel 1855, ed egli fu perciò dichiarato renitente di leva. Da quel tempo soggiornò sempre all'estero, specialmente a Parigi e a Londra.
Nella perquisizioue che è stata operata presso la famiglia si trovò un'unica lettera dì Carlo a suo padre, da Londra, del 1 agosto 1856, nella quale gli comunica che si trova in criticissime condizioni economiche, e che intraprese un viaggio in China senza riuscir a migliorar la Bua situazione. Chiude la lettera con la preghiera di affrancare la risposta, poiché sa già in anticipo che non avrà mezzi di pagare il porto postale, abbastanza alto a Londra.
Il padre Ercole Rudio assicurò che da allora in poi non ebbe altre notizie da suo figlio, por avendogli inviato replicato lettere a Londra.
Questo mi onoro di rassegnare umilmente a V. A. I. Conte Bissinger.