Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1505>
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Nizza e VItalia
1505
NIZZA E L'ITALIA
È questo il titolo che Ermanno Amicucci ha dato al suo più recente lavoro, edito dal Mondadori; ') ma l'opera, pur illustrando il rapporto fra quella citta e la suo vera patria nel momento presente, va al di là del titolo, poiché, dimostrando, con la forza di una indiscutibile documentazione, che Nizza fu estorta suo malgrado all'Italia, dice al lettore e al mondo che Nizza è italiana.
Tutte le vicende storiche di Nizza, dall'età augustea ai nostri giorni, passano rapidamente davanti a noi in una esposizione sintetica, lucida, convincente ed avvin­cente, senza permettere soste, per l'interesse stesso dei fatti in gran parte drammatici e lagrime voli, in un alone di epopea che soggioga e impressiona l'animo, commovcn-dolo talvolta fino al pianto. E questo, non per ricercatezza di stile o espedienti di retorica, ma per sola forza di argomenti, e per quelle tragiche verità che final­mente vengono poste dinanzi agli occhi degli italiani e della umanità, come mai fino ad ora.
L'A. ha certamente voluto che i fatti e gli uomini parlassero da soli, e pertanto accade di sentirsi, più che in ascolto delle sue parole, nel seno stesso di quegli eventi secolari in medias res nel vortice tremendo e straziante delle passioni, anzi della passione vissuta da un popolo fedele per definizione. Nicea fidelis, sul calva­rio del suo patriottismo. Eo tempesta che avvolse i nizzardi italiamssimi, che. arro­ventò di sacro sdegno le anime nobili di Mazzini e Cattaneo, che straziò il cuore del primo re d'Italia, che rese insuperabile ed atroce il dissidio tra i due più grandi ita­liani del tempo Garibaldi e Cavour portando alla tomba quest'ultimo, è resa in queste pagine nella maniera più degna, più fiera, più viva.
Ed ecco, alla radice di tanto male, additata e posta per sempre alla gogna come sola causa causante, la prepotenza sopra ITattrice di quella Francia ingorda e nemica d'Italia, di quella Francia che sapendo di danneggiare l'unità nostra per cui diceva di combattere e che in realtà non voleva, 2) ne prevedeva la vendétta, e credeva di potersi impunemente preparare alla difesa migliorando i suoi confini, col commettere nei nostri riguardi l'inqualificabile ingiustizia della estorsione del circondario di Nizza. In tal modo essa piantava nel cuore del Piemonte e dell'Italia una spina minacciosa, attraverso le gole di Breglio e Saorgio, già muri d'Italia, e indeboliva come riconobbero gli stessi inglesi la posizione militare del nostro regno. In tanto danno e tanta pena tornano solo di conforto le speranze nutrite da quegli stessi che la Fran­cia osò calpestare e dagli altri che tramandarono la fiaccola; poiché ebbero fede nella rivendicazione di Nizza lo stesso Cavour, che non avevo potuto salvarla* Garibaldi che in tutti i modi ne tentò il riscatto, Crispì, che si levò contro il Governo durante le tre luttuose quanto luminose giornate del febbraio 1871, che videro Nizza italiana risollevarsi e ricadere nel proprio sangue per mano francese, abbandonata dall'Italia e dall'Europa ed s'era appellata, ed infine l'Imbriaui nel 1882 e Tittoni nel 1915.
J) Milano, 1939, già alla seconda edizione.
2) Lo diane Napoleone III il 15 luglio del '59: Se l'annessioni valicasse gli Appennini l'unità sarebbe fatta, ed io non voglio'fornita< voglio Vindipendenza soltanto* I? unità mi procurerebbe dei pericoli nella stessa Francia, a cagione della questione di Roma; e la Francia non vedrebbe con piacere sorgere al suo fianco una grondo nazione che poteste diminuire la sua preponderansa.