Rassegna storica del Risorgimento
NIZZA
anno
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1939
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pagina
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1506
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1506
Francesco Maria Ponzetti
Speranza che visse e vivrà, almeno fino a quando esisterà quell'ingiustificabile cuneo francese nella valle della Roja, che rappresenta una soggezione strategica che ci umilia e ci diminuisce , costituendo quasi una camicia di Nesso.
E però Garibaldi, soldato e profeta della grande Italia, che fidava nella forza che può solo attuare il diritto, dopo avere affermato che negare l'italianità di Nizza è negare la luce del sole, soggiungeva che sarebbe ben difficile l'accomodamento senza rivi di sangue, essendo tale il pomo della discordia, che Francia e Italia non poseranno finché il Varo non abbia di cadaveri seminato il Mediterraneo.
Giunti alla fine di quest'opera mirabile, che si chiude col ricordo del ventennale dei Fasci italiani di combattimento, l'animo si sente profondamente commosso e l'intelletto appagato e convinto di una verità solare mai finora cosi ben conosciuta.
E tale il valore sostanziale ed istruttivo dell'opera, da meritare l'attenzione di ogni italiano, prima come viatico per la liberazione di quella terra sacrificata, poi come memoria sommamente educativa per la gioventù italiana, onde apprenda a conoscere la sedicente sorella latina attraverso uno dei più chiari ed eloquenti fatti della storia contemporanea. E con questo crediamo di avere detto abbastanza del contenuto e dell'importanza intrinseca del lavoro dell'Amicucci. Aggiungeremo, quanto alla forma, che esso non è affatto sminuito dalla rapidità della dizione, e dal sapore soprattutto verso la fine appassionatamente politico. Lo stile è del giornalista e dell'uomo politico che difende ardentemente la causa, ch'è sua e degli italiani. Non vi sono perciò note che appesantiscano il testo, né è detto di dove furono tratti i moltissimi documenti citati; ma questo, che rappresenterebbe per storici pedanti una manchevolezza, in quanto non permette l'eventuale rapido controllo dei documenti stessi, non è un difetto rilevante, trattandosi per la massima parte di atti parlamentari e di scritti di uomini eminenti che trovansi già pubblicati. Questi documenti sono tutti di prùn'ordine, e più che sufficienti a rendere chiara e indiscutibile l'italianità di Nizza. Gli storici e gli eruditi non hanno da aggiungere nulla di veramente sostanziale nell'ordine e nella natura di quei fatti. Potranno soltanto lumeggiare qualche punto della esposizione fatta dall'Amicucci, servendosi di fonti da lui inesplorate e che si. potranno trovare in vari archivi. Quanto a noi, essendoci stato possibile rintracciare nei fondi dell'Archivio del Regno alcuni documenti inediti o poco noti sul tema in oggetto, abbiamo pensato di far cosa gradita al lettore e all'illustre autore di Nizza e l'Italia dandone qui appresso notizia, che serva più che di complemento all'opera esaminata di tributo alla grande idea che ci stimola per un migliore avvenire.
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Possiamo distinguere questi documenti in anteriori e posteriori alla cessione avvenuta il 14 giugno 1860. Sono anteriori:
a) la lettera del Cavour al ministro della guerra gen. Fanti, da Milano,
18 febbraio 1860; r>
D) la lettera di P. S. Mancini al ministro dell'interno Farmi, da Nizza
3 aprile 1860; 2>
i) In Arch. del Regno, Fanti, autografa.
z) In Ardi, del Regno, Gob. ministero interno, b. 1, fase 3, documento 5, autografa, inedita.