Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1507>
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Nizza e Vltalia
1507
e) la lettera di Curletti al ministro dell'interno, 8.1. ed a.;
d) la minuta di lettera del ministro dell'interno al governatore di Genova, da Torino, 31 marzo 1860;-)
e-/) due lettere del Governatore di Nizza al ministro dell'interno, 9 maggio e 1 giugno I860.2) Sono posteriori:
o) 149 documenti, lettere e domande di nizzardi che intendono conservare la nazionalità italiana, 1860-1864 ;8)
o) il manifesto affisso in Genova il 20 dicembre 1860, intitolato Processo a Cavour.*)
Esamineremo distintamente questi documenti, riferendoli all'opera dell' Amicucci.
* *
Il primo di essi è una lettera del Cavour, già citata dall'A. (p. 105) per la parte relativa al riarmo dell' Italia, ma che merita di essere ricordata per intero a . sostegno della riabilitazione del Cavour, poiché dimostra che quel grande statista il 18 marzo confidava ancora di poter salvare Nizza, nonostante l'impegno segreto. Vi è detto infatti che in cambio di tutto quello che Francia e Inghilterra richiedono per l'assetto d'Italia e la Francia avrebbe la Savoia, senza Nizza, e che tali proposte sarebbero state formulate da Thouvenel a F. Arese s) in una specie di ultimatum a Verni de rose. Se il Piemonte le respingesse lo si lascierebbe courir de meilleures chan-ces à ses risques et perils ma la Francia ritirerebbe in un termine assai breve le sue forze dal Piemonte e dalla Lombardia.
Questa lettera ci rivela due cose interessanti. La prima è che Thouvenel, mini­stro francese degli esteri, che il 4 febbraio aveva riconosciuto di non avere la Fran­cia il diritto di annettersi Nizza, e che aveva spiato l'imperatore a dichiarare al re d'Italia dopo Villafranca: Pagherete le spese di guerra e non parleremo più di Nizza e Savoia, non era ancora convinto della necessità e soprattutto della opportunità politica di compiere quella estorsione. Il 13 marzo del 1860 egli ne parla ai suoi dipen­denti, ma non come di spazio vitale per l'impero, ma come di pegno in garanzia con­tro il pericolo di un' Italia unita e potente. Egli è sempre la creatura ostile ai sogni italiani del suo sovrano e all'Italia stessa, e pertanto deve escludersi che sia stato Ini a convincere l'imperatore della necessità ed opportunità degli atti compinti nella seconda metà di marzo (telegramma del 21 a Vittorio Emanuele II e invio a Torino di Benedetti, direttore generale del Quai d'Orsay). Ci sembra invece accettabile l'ipo­tesi espressa dal Rosi, che in quest'azione abbia avuto gioco soprattutto la volontà dello stesso Napoleone, deciso a riconquistare la fiducia e. l'affetto del suo popolo con l'acquisto di terre utili alla vita dell'impero. Ipotesi che trova giustificazione nell'impor­tanza che si attribuì alla ignobile conquista sotto l'aspetto politico e militare, avendo
1) In Arch. del Regno, Ministero interno, Versam. 1927, fase. 19.
2) Ibidem.
3) In Arch. del Regno, Gab. ministero interno, b. 6, fase, 10.
4) In Arch. del Regno, Gab. ministero interno, b. 1, fase 12.
s) U conte Francesco Arese (1805-1881), senatore dal 1854, ebbe varie missioni presso la Corte di Francia e negoziò la cessione di Nizza e Savoia. Fu molto stimato da Napoleone III, che lo tenne sempre come amico.