Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1508>
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Francesco Maria Ponzettl
l'imperatore accettato e fatto suo il consiglio del maresciallo Niel. Era costai, per ragioni opposte a quelle sostenuto dal nostro gcn. Fanti, contrario all'annessione e al possesso della Savoia senza Nizza, comprendendo la bontà strategica di quest'ultima, che al dire del Le Masson sarebbe servita ad esercitare più facilmente il predominio francese sull'Italia. Il motivo fu dunque, non politico ma militare, cioè non necessario ma contingente, e perciò elemento di instabilità nei rapporti fra le due nazioni.
L'altra cosa interessante della lettera è l'accenno all'ultimatum, dove il Cavour mostra di credere nel ritiro delle truppe francesi dai Piemonte e dalla Lombardia. E evidente che fino al 18 marzo non gli era stato detto nulla di più, poiché la speranza di salvare Nizza si sarebbe in lui spenta, come infatti si spense, quando avesse saputo che quei centomila francesi si sarebbero ritirati, sì, ma per occupare Bologna e Firenze ed impedire l'unificazione d'Italia, attuando con la forza l'antico piano federale.
Concludendo sul primo documento, deve ritenersi ormai come provato che Cavour sperò fino all'ultimo istante (24 marzo) di conservare Nizza all' Italia, fidando nel fatto che, non già il popolo francese si era impegnato nella rivendicazione, ma il gruppo di despoti che governava la Francia, sotto la guida di un uomo ch'egli giustamente credeva di aver superato a Plombières, e di poter vincere nella grande politica, *)
Ed è certo che il Cavour ben altrimenti avrebbe condotto le cose d'Italia, se quell'armata francese non fosse stata in casa nostra.
Il secondo documento è la lettera che Pasquale Stanislao Mancini, deputato e professore di diritto internazionale, scrisse da Nizza al Farmi il 3 aprile 1860, nove giorni avanti che il precipitar degli eventi lo costringesse a pronunziare in Parlamento il memorabile discorso citato dall'Amicucci (p. 160), nel quale tuttavia ripetette quello che aveva già scritto. Alcuni passi della lettera meritano particolare attenzione perchè furono taciuti nel discorso del 12 aprile. Eccone il testo.
Nizza Marittima 3 aprile 1860, Egregio Signore ed illustre amico
Non voglio che fra le tante dimostrazioni di ossequiose e cordiali compiacenze, che vi circondano e che avete così splendidamente meritate manchino le mie, che dovete anno­verare tra le più sincere ed affettuose. Io ritorno dall'isola di Sardegna, e propriamente da Cagliari, dove fui chiamato per la difesa d'un processo capitale e fui costretto tratte­nermi più di un mese contro le mie previsioni. Toccando appena Genova, ebbi avviso di altra grave causa a me affidata, la cui discussione era fissata pel 2 aprile avanti questa Corte d'Appello; e l'importanza dell'affare e le sollecitazioni del cliente mi obbligarono a recarmi qui. Poiché dunque U mio ritorno a Torino deve ritardarsi ancora per altri pochi giorni; permettetemi di deporre in questa lettera l'espressione dei miei caldi e rispettosi
l) Ci sembra interessante, per chiarire l'opinione che di Napoleone ' HI ave­vano i più. grandi italiani di quel tempo, riferire il giudizio dato di lui in una memoria ms. intitolata La Francia, che trovasi nel fondo Depretis dell'Archivio del Regno, b. 10, fase 28: ... non conserva che la vergognosa memoria di poliziotto. Rinnega ogni giorno sé stesso, timoroso e debole continuamente, ciarlone qualche momento, inetto ed incapace sempre! or si mostra or si nasconde nello zigzag pel quale i pochi speranzoni dell'impero lo vogliono1 manovrare. Inviso a tutti i despoti, al Pio Pontefice per primo, carezzato da tutti come lo sbirro dall'ordine, mendicante da tutti un sorriso di principesca speranza, fa il cambio delle infinite croci del suo onore, co' rosari dell'ultimo papa, con le decorazioni del Bomba carnefice di suo zio, e con tutti gli oppressori dei popoli. Napoleone sollevato dal fango, cadrà nel fango*.