Rassegna storica del Risorgimento
NIZZA
anno
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1939
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pagina
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1509
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Nizza e VItalia
1509
sentimenti, a di non lasciarvi più lungamente dubitare, che it mio cuore sia rimasto indifferente, o senta trepidamente l'ammirazione pei vostri grattai e gloriosi fatti die hanno ormai consacrato aWimmortalità il nomo vostro, e la riconoscenza altresì uWamicizia e benevolenza che non avete cessato mai d'accordarmi. 0
Mia moglie, che da Torino venne ad incontrarmi in Genova, ed ora qui trovasi con me, unisce le sue congratulazioni alle mio; ed entrambi vi preghiamo di volervi fare gradito interprete di questi nostri sentimenti verso V egregia vostra consorte e la gentilissima figliuola.
Neìla nostra breve dimora in questa Città, gioiello degli antichi Stati Sardi, assistiamo a scene dolorose e commoventi che ci straziano l'anima. Qui l'immensa massa del popolo è e si sente Italiana. I prò di della tanto benemerita Armata Francese (checché ne dicano le Gazzette) sono stati ricevuti con freddezza e silenzio: non fu illuminata la ventesima parte delle case, e propriamente quella abitata da famiglie Francesi: non un grido di applauso, se non per l'Italia e per il nostro Re. Lo stato del paese fa pena; .e sopratutto fa pena che il nostro governo qui non sia stato degnamente rappresentato in momenti per verità troppo difficili: infatti mi si stringe il cuore trovando sulle boccile dell'universale accenti d'ira e disperazione, perchè il Governo abbia venduto Nizza, e Vabbia abbandonata in prezzo di nuovi acquisti!! I nomi altrove benedetti, il vostro, quello del conte di Cavour, quello stesso del migliore anzi unico tra i Principi, qui son pronunziati con sentimento ben diverso dalla riconoscenza!! Stretto in relazione con molta gente, specialmente nella magistratura, nel foro, e nel commercio nizzardo, ho creduto mio dovere calmare per quanto fosse in me, questo stato d'inesplicabile agitazione, rettificare le erronee idee, far comprendere la crudele necessità in cui il Governo fu posto, e come sia già stato atto di fermezza e di moralità, il solo possibile, quello di rimettere i destini di Nizza ai voti del paese medesimo. Ma qui s'insiste, che le condizioni e garanzie della libertà e sincerità del voto debbano prima lasciarsi determinare dal Parlamento, che senza l'allontanamento della truppa Francese dalla città, e la presenza di Commissari per sorvegliare la regolarità delle votazioni e degli scrutinj, la speranza è illusoria, e si riduce ad una vota apparenza che aggiungerebbe per una popolazione Italiana al dolore di essere assoggettata a straniero dominio dopo cinque secoli di fedele soggezione alla Casa di Savoia anche il vitupero di farla credere inconscia della propria Nazionalità.
Ho creduto scrivere queste cose, perchè apprezziate esattamente la genuina situazione di onesto paese, in cui anche le donne sono (poiché hanno ovunque maggior impeto di passione che gli uomini) furiose di quanto accade, e vi dicono a gara che la grande opera del risorgimento Italiano resterà macchiata di un enorme delitto contro lo stesso Principio, in nome del quale fu iniziato, se Nizza Italiana, suo malgrado, finirà per essere ridotta in straniera signoria.
Voi 'avole ingegno e cuore: è vano dissimularsi l'impotenza nostra a disfare il fatto: ma almeno provvedete acciò non manchino le pia serie garenzie della libertà e sincerità della votazione, ed il nostro Parlamento e Governo abbiano il diritto di dire, che Nizza (dove la nazionalità era almeno equivoca e controversa) non fu abbandonata, ma chiamata a decidere essa stessa dell'esser suo e dei suoi destini.
Scusate questa lunga lettera, e erodete al mio profondo ossequio, ed al mio desiderio di provarvi in ogni occasione una inalterabile devozione.
Dev/mo obbfmo serv/re ed amico P, S. Mancini.
i) Ricorda i fasti del Farmi quale governatore delle Romague (9 novem 1359-16 marzo 1860) e s! rallegra per la SUA nomina a ministro dell* Interno.