Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1510>
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Francesco Maria Ponzetti
Risulta da questo splendido documento d'italianità:
1 che fin dal 3 aprile P. S. Mancini aveva richiamato l'attenzione del Mini­stero sulle mancanze del governatore dì Nizza Lubonis, e aveva prospettato i pericoli di una votazione non controHata, chiedendo in tempo utile l'invìo di una Commis­sione di vigilanza, ohe nove giorni dopo non era più possibile ottenere, precedendo in questo tutti gli altri uomini che sostennero la medesima cosa in Parlamento;
2 che il Mancini non voleva che venisse falsata la verità storica e attuale della nazionalità di Nizza, creandosi il grave quanto erroneo precedente di far credere che quella città si sentisse e si dichiarasse francese, dimostrandosi incosciente della propria nazionalità; egli era certo, al pari di G. B. Bottero, che meglio sarebbe stato legittimare la cessione come contropartita per l'aiuto francese e a semplice titolo di gratitudine, anziché come riconoscimento di una inesistente nazionalità francese;
3 che il Mancini accoglie con evidente soddisfazione e con personale convin­cimento l'espressione dei nizzardi: la grande opera del risorgimento italiano resterà macchiata di un enorme delitto contro lo stésso Principio, in nome del quale fu iniziato, se Nizza italiana, suo malgrado, finirà per essere ridotta in straniera signoria. Era questo il pensiero tormentoso che assillava la mente e il cuore di moltissimi altri ita­liani, fra i quali basterà ricordare, come ha fatto l'Amicucci, gli onorevoli Castellani-Fantoni. F. O. Guerrazzi, Urbano Rattazzi, Agostino Bertoni, Giorgio Pallavicino Trivulzio, Musio e Carlo Cattaneo, e non ultimo Giuseppe Mazzini.
Lettera dunque di grande interesse, che, mentre conferma quanto già si sapeva, discopre altri lati splendidi dell'anima italiana dei nizzardi e di quella non meno inte­gra del grande maestro ') che tuttavia il Farmi non volle o non potè ascoltare, essendosi associato al Cavour senza esitazioni e riserve,2) malgrado sapesse che quella lettera gli veniva da un testimone imparziale e straordinario.3)
H terzo documento (e) è ima lettera del Curletti *) al ministro dell'interno. Riferiamo il passo che interessa il nostro argomento:
Eccellenza, certi Zambeccari Livio, Reggio, e M"eloda Bologna vanno a nome dei generale Garibaldi raccogliendo firme ad una petizione, che intendono presentare al Parla­mento Nazionale, onde ottenere che la Savoia e Nizza non siano unite alla Francia. Non sapendo se il Governo intenda tollerare una tale sottoscrizione, credo mio dovere di rasse­gnare la cosa all'Eccellenza Vostra per quelle direzioni che nella di Lei sapienza crederà impartire; avendo anche di ciò reso conscio questo sig. Intendente Generale.
Di questa propaganda dei garibaldini non abbiamo altre notizie, salvo quelle dell'indirizzo dei genovesi, cosa che naturalmente c'induce a credere che il Governo l'abbia ostacolata sul nascere, come contraria all'atto ch'era stato deciso e che si
') Non sarà superfluo ricordare che per il Mancini fu istituita nella R. Univer­sità di Torino la cattedra di diritto internazionale privato, da cui egli difese la nuova teoria sulla'nazionalità quale fondamento del diritto delle genti.
2) Ricordiamo che Luigi Carlo Farmi fu il più stretto collaboratore del Cavour, che perciò lo chiamò a reggere gli affari interni, e che la scienza e la politica lo avevano reso, per una lunga serie di eventi, amico dei nopoleonidi e di tendenza fìlofrancese. Certamente gli stavano molto più a cuore l'annessione dell'Italia centrale, la politica del Cavour e l'amicizia della Francia, che non la conservazione di Nizza.
3) Cosi Io definì Garibaldi dopo il discorso del 12 aprile (AMICUCCI, op. ciu, p. 165).
4) Non altrimenti precisato, ma certamente funzionario di un governo provin­ciale dell'Italia centrale.