Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1512>
immagine non disponibile

1512 Francesco Maria Ponzetti
12 aprilem E la prima come la seconda volta 2) il suo grande proposito fu stroncato da consiglio di uomini eminenti, che ben gli dimostrarono quali gravissimi e fatali eventi sarebbero accaduti in Italia per un tale gesto, essendo grave Vultimatum della Francia e critica la posizione delle provinoie centrali, al tempo stesso che dagli incipienti moti di Sicilia si palesava urgente la necessità dell'intervento nelle cose meridionali. Gari­baldi comprese meglio di ogni altro 3) la verità e il valore di questi avvertimenti, e desistette non senza dolore e speranza dal solo gesto che avrebbe salvato il suo paese.
Gli ultimi due documenti (e-/), precedenti alla cessione, testimoniano della pre­mura con cui veniva ufficialmente trattata la Francia, per timoroso ossequio e malin­tesa riconoscenza, e dell'abuso che quella sedicente sorella faceva di tale nostra debo­lezza, giungendo a pretendere non più solamente quello che le era parso giusto di chiedere airinizio delle trattative, cioè il territorio fisicamente francese,: ma tutto il circondario di Nizza, compresi i comuni che, come Briga e Tenda, appartenevano per il medesimo principio, oltre che nazionalmente, all'Italia.
Nel primo documento il governatore di Nizza riferisce al ministero (9 maggio) che il senatore Pietri, rappresentante della Francia, aveva protestato perchè una doz­zina di nostri soldati di Villafranca, avendo incontrato alcuni sottufficiali della guardia imperiale, avevano gridato Viva VItalia! Abbasso la Francia!; e che il predetto senatore, dapprima deciso a rapportare il fatto al suo Governo, dietro insistenti scuse e assicurazione di adeguati provvedimenti (sic!) si era deciso a tacere.
Nel secondo documento invece il medesimo Governo di Nizza comunica (1 giu­gno) che gli agenti del. partito francese portano in giro in tutti i comuni di questo cir­condario* per ottenere firme, un indirizzo a stampa all' Imperatore, col quale si chiede che nessuna delle popolazioni, che presero parte al volo, rimangano, per necessità della difesa, separate dall'Impero. Nel recare questo fatto a conoscenza del Governo, a cui può naturalmente interessare, il sottoscritto unisce alla presente copia di quell'indi­rizzo, ed aggiunge che vive sono le mene del partito specialmente nelle comunità, che si suppone possano continuare a far parte del Regno, per promuovere dimostrazioni nel senso sovraindicato. E tali dimostrazioni infatti si ebbero, particolarmente in Briga e Tenda, *) per appoggiare, giustificare e sfruttare il vituperoso falso già commesso, con un altro falso politico e storico: si voleva a tutti i costi dimostrare che les popola-tions de Nice et de la Savoie orti temovgné par un vote unanime leur ferme volontà d'otre nouveUement reunies ò la France. Per buona sorte non fu dato alla nostra vicina tutto quello che pretendeva, grazie alla fermezza di alcuni uomini del nostro Governo, ma tuttavia non si riuscì a conservare i Muri d'Italia, invano difesi dal generale Fanti!
Finiva cosi la prima parte di uno dei più luttuosi drammi della nostra storia, dramma che dura da ottant'anni, ma che avrà certo la giusta fine.
*'
Quanto accadde dopo la cessione, tanto in quella sventurata città che nel resto d'Italia, 6 stato detto molto bene da vari autori, e per ultimo dall'Amicucci. Qui ci limiteremo a ricordare che dalle 149 carte (lettere, atti, ecc.) che si conservano
1) Cft. ÀMfGUCCt, op.eÌtp. 167.
a) CJY. AMICOCCI. op. cii.. p. 231.
s) Cfr. Rosi M., L'Italia odierna, voi. II, p. 1.
ii) Vedi Archivio del Regno, Ministero Interno, Yersnm. 1927, fase. 19.