Rassegna storica del Risorgimento
NIZZA
anno
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1939
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pagina
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1513
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Nizza e l'Italia
1513
nell'Archivio del Regno (Gab. Ministero Interno, b. 6, fase. 10), relative alle pratiche per la nazionalizzazione dei nizzardi, risulta confermato quanto aveva scritto il Mancini nella lettera che abbiamo resa nota, che la massima parte dei magistrati, degli avvocati, dei commercianti e dei dirigenti di Nizza erano per l'Italia, e con essi la massa del popolo. A questo riguardo fa un po' pena e meraviglia leggere nell'Italia Odierna del Rosi, che i nizzardi attaccati al Piemonte fossero soltanto numerosi, mentre risulta da quanto è stato detto, e con assoluta certezza, che vi era italiana la maggioranza del popolo di ogni classe.
In quel centinaio di pratiche dove peraltro è notizia di circa 3500 domande di nazionalizzazione sulle moltissime che se ne ebbero v'è qualche lettera che ancora oggi si legge con viva emozione. Ecco, ad esempio, una espressione del prof. Claudio Giordan (e. 17, 28 giugno 1860): ... il governo glorioso del Re vorrà accogliere i pochi avanzi di questa sua antica provincia italiana, dove le ultime due parole sono sottolineate dallo stesso Giordan; e più oltre quella del sotto intendente di Asti, Verani Masi (e. 52, 28 giugno 1860): ... figlio di Nizza Vado superbo della fedeltà, ed attaccamento della mia terra natia all'angusta dinastia Sabauda, che imparai ad amare fin dai primi miei anni....
Oltre questi attestati di nazionalità, che meritano l'attenzione dello storico e soprattutto dello statista, che non deve dimenticare l'affronto e la piaga ancora aperta vi è un documento che dice in modo eloquente quanto fosse stato grande il dolore del popolo italiano per quella cessione. E la voce di quel popolo che amava l'unità d'Italia e voleva morire per essa a viso aperto, osando tutto, senza scendere a vile mercato; di quel popolo di camicie rosse in maggioranza meridionali, che, per lontananza di governo e fatale rapidità di eventi, subiva immensi sacrifizi e delusioni mai pensate! È il Processo a Cavour che fu affisso in Genova nella notte del 20 dicembre 1860, e che dovette essere per il grande ministro un sicuro motivo di dolore.
Malgrado l'importanza dell'intero documento, per l'economia del lavoro, ne ricorderemo sólo i passi qui necessari:
Riceviamo, dice il Popolo d'Italia, un lavoro sottoscritto Posilipo, che a molta vivacità nella forma, snella, popolare, congiunge un fondo assennato e il giudizio napoletano sulle circostanze presenti*
Signor ministro, voi compromettete la monarchia. Il paese è contro di voi. Voi malcon-tentaste Garibaldi, e i volontari dell'esercito meridionale. ... I seguaci vostri qui spediti non riescono ad amicare il vostro nome col popolo, esagerando il vostro passato amore per la patria e per l'idea nazionale. Nessuno concede che servigi resi alla patria acquistino titolo per malmenarla e condurla in rovina.
Signor Cavour, voi siete uno di quei realisti che fanno spavento. H dramma di Nizza non è peranco dimenticato. Chi serve pia sovrani non ne serve alcuno, né si merita lode e amore dalla patria.
Signor conte, noi non abbiamo fede nel vostro signore d'olir'Alpi. Non abbiamo diluenti-caio U suo giuramento alla legge del suo paese, e Vesito, e il modo. Signor conte, poco prima di cedere Nizza, anche voi garantivate la indivisibilità
d'Italia...
...-Signor Cavour, chi siete voi che ci governate dall'estrema Italia, voi che non conoscete il nostro paese, voi che ardite tanto? Siete UH uomo sepolto nella fossa che vi siete scavata a Torino. Possiate riposarvi con la coscienza in pace. Ma. Nizza va oltre la tomba!...