Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1516>
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LIBRI E PERIODICI
GUSTAVO BRIGANTE COLONNA, L'uccisione di Pellegrino Rossi (15 novembre 1848); Milano, Mondadori, I938-XVI, in 16 pp. 281. L. 12.
Gustavo Brigante Colonna è troppo conosciuto come pubblicista e scrittore perchè abbia bisogno d'esser presentato: basta ricordare le precedenti sue pubblicazioni Roma Papale, Roma napoleonica, Bartolommeo Pacca, Luci ed ombre della Storia, e le ultime edite da Mondadori: // processo dei Cènci, La nipote di Sisto V, che gli assicurano la qualità d'erudito e di storico coscienzioso, oltre all'abilità di saper intrattenere brillantemente il lettore.
Questa pubblicazione L'uccisione di Pellegrino Rossi lo dimostra anche compe­tente cultore della storia del nostro Risorgimento, alla quale porta un contributo notevole alla conoscenza della tragedia del 15 novembre 1848.
Dell'illustre statista carrarese il Brigante Colonna compendia in poche pagine la storia, dal giorno in cui giovanissimo si laureò in giurisprudenza a Bologna a quello in cui nel 15 settembre 181-8 assumeva la carica di Ministro dell'interno e delle finanze nel gabinetto composto da Papa Pio IX, e che doveva due mesi dopo causargli la morte violenta.
Inutile riassumere questa storia epigraficamente incisa sul monumento inalzato al Rossi in Carrara dalla penna di Ruggero Bonghi: Scrittore di scienze sociali non perituro che nel 1814 esulando dalla Patria serva Dove andò ospite diventò cit­tadino, maestro legislatore, ambasciatore - e negl'infidi albori della libertà rina­scente chiamato nel 1848 al governo di Roma suggellò col sangue - la costanza delle sue dottrine... .
Narrata la evoluzione scientifica, politica del Rossi l'A. ci dà anche un quadro di quel difficilissimo periodo che si svolse in Italia dopo il 1847 e in Roma dall'ascesa al papato di Pio IX, del quale valuta secondo verità le parole Gran Dio Benedite l'Italia mostrandole quali esse furono e non quali allora fece comodo di valutarle; rievoca gli entusiasmi che intorno al Pontefice si sollevarono ovunque, i principali uomini politici che lo circondarono, le sue incertezze e la suggestione che gli procuravano gli applausi popolari e poi il suo irrigidirsi nella fatale allocuzione del 29 aprile 1848.
1 retroscena che spinsero il Papa in una via diversa da quella sperata dai patrioti, le diverse tendenze degli nomini, che non ancora avevano assaggiato i provvedimenti liberali ed erano ansiosi di maggiori libertà, sono accuratamente notati, ed insieme la diffidenza della popolazione romana allorché fu chiamato al potere il Rossi designato come reazionario, mentre altro non volle essere che ministro costituzionale, convinto della necessità di mantener l'ordine e determinato a farlo rispettare.
L'uccisione del Ministro avvenuta quando si apprestava ad aprire la sessione parlamentare nel palazzo della Cancelleria è dolorosa per la sua brutalità; l'esultanza poi delle turbe inneggianti a quella mano che il tiranno pugnalò: ci fa correr col pensiero albi uccisione del Re Buono.
Con considerazioni basate sui fatti l'A. mostra} che la fuga di Pio IX fu neces­saria conseguenza dell'eccidio e dell'assalto dato dalle turbe al Quirinale; la dimora sua in Gaeta riuscì a farne cancellare dall'animo le simpatie per un rinnovamento e un regime costituzionale, sia pur attenuato, legandolo alla reazione e all'Austria.
Ma quello che maggiormente dev'esser lodato nel lavoro si ò il coscenzioso riesame degli atti e documenti attinenti al processo penale iniziato subito, ma che ubi una sospensione durante il periodo repubblicano e permise a diversi coinvolti nella congiura di riparare all'estero.