Rassegna storica del Risorgimento
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anno
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1939
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pagina
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1518
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1518 Libri e periodici
ed il paese vi è pronto. Non v'ha forse italiano il quale non creda che la guerra ci gioverebbe; ci gioverebbe moralmente nell'interno, perchè riempirebbe gli animi e confonderebbe i partiti, ci gioverebbe al di fuori, perchè ci darebbe quel eredito che nell'Europa, pur civile a sua posta, si vede non appartenere che alla forza. E che egli aia così, è attestato dalla coscienza delle popolazioni nostre che, sole in Europa, vogliono, anzi desiderano la guerra ; della qual differenza solo deriva per noi una grandissima diversità nella maniera di considerarla. All'annunzio che il Governo n'ha fatto, tutto un popolo che sonnecchiava con affanno, s'è svegliato vegeto e vispo. L'impeto degli animi ha soverchiato l'aspettazione dei più fiduciosi, vinto la esitazione dei più dubbiosi. La nazione si è sentita capace dei suoi destini e nessuna altra mai prima d'ora ha risposto con più prontezza alla voce di un governo non rivoluzionario. E la voce di una nazione che ha provato di potere in un mese raccogliere meglio di trecentomila uomini alla frontiera e gliene resta e gliene soverchia per empire le schiere di 40 battaglioni di volontari e pone in mare una flotta tanto più potente di quella dei suoi avversari, non è una nazione che chiede, pregando, il suo: è una nazione che mette già nell'animo dei più valorosi e più ostinati il sospetto che non si è più in grado di negarli il suo... .
L'annunzio dell'infausta battaglia del 24 giugno, non riuscita secondo il nostro desiderio ad onta del disperato valore dei combattenti, lo addolora, ma non gli toglie la speranza di una sollecita riscossa. Date le incertezze delle prime informazioni, prudentemente si astiene dal giudicare se si debba ascrivere la colpa o all'improvviso sopraggiungere di troppi nemici o alla temerità soverchia dei gerarchi o al difetto sostanziale del concetto strategico o alla poca abilità tattica: una cosa per lui è certa ed è tale che basta a confortarci : il nostro esercito ha acquistato la coscienza che non deve combattere un avversario che lo superi in valore, e non solo non si è perduto d'animo durante il combattimento, ma ha sostenuto l'urto in condizioni svantaggiose. Non un generale, non un officiale, non un soldato ha mancato al suo debito ... Il fatto d'armi del 24 giugno è stato il plebiscito militare dell'unità d'Italia, poiché in esso si sono illustrati come comandanti e come soldati nomi e cittadini d'ogni provincia italiana ; perciò resta il simbolo d'una comune gloria, la tessera d'una comune vendetta. E mostrerebbe, a suo avviso, una leggerezza di mente e una volubilità d'animo, indegne dell'Esercito e dei Paese, chi volesse per il momento negare la fiducia a qualcuno dei principali uomini di guerra, fiducia che ha meritata-con molte e lunghe prove e non può aver demeritata ad un tratto, per uno di quelli accidenti dei quali non c'è generale che si sia potato guardare sempre... JFortuna, per omnia fiumana, maxime in rea bcllicas polena . Ma dopo nove giorni, nei quali non si è più concluso nulla, e durante i quali ai è accresciuta la riputazione della nostra sconfitta, egli, sorpreso e deluso, non ha più ritegno, e apertamente sconfessa il generale Lamarmora che, per quanti sforzi abbia fatto, . non è riuscito ad introdurre nessuna unità di azione o di comando* Il suo Rapporto sommario, pubblicato solo il 7 luglio, nulla chiarisce e nulla precisa, sicché non si sa se e con chi la sua colpa debba essere divìsa; e quest'ignoranza comune a tutti è quasi peggio che il fatto stesso, e in ispceìc m un paese che si crede libero, incomportabile. Giacché se una sventura di guerra può essere casuale, questa difficoltà di sapere il vero e di dirlo, rivela nello ordinamento di un'amministrazione quelle magagno dalle quali le sventure nascono .
Parole ancora più neri di sdegno ha per )* orrenda e dolorosa battaglia di Lissa. Noi non abbiamo vinta la battaglia; e so il fine del nemico era di salvare l'isola dal nostro attacco ha vinto lui, se la vittoria si giudica dal danno patito od inflitto, ha vinto anche lui perchè non pare ch'egli abbia perduto nessun legno, sebbene sia stata una povera e scarna vittoria la sua, perchè egli non è stato in grado di tenerci dietro e di offrirei una nuova battaglia; ed ha avuto legni danneggiati più che non noi* Ma perchè, si domanda il Bonghi, non abbiamo vinto? Perchè in una guerra