Rassegna storica del Risorgimento
NIZZA
anno
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1939
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pagina
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1519
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Libri e periodici 1519
certa già da due mesi e più, la flotta, che pareva il più saldo fondamento dei nostri diritti, non è stata pronta a salpare dal primo giorno che fa lecito assaltare il nemico? Molte e diverse voci corrono che è inutile riferire perchè non sono certe, ma questo noi diciamo avanti a Dio e agli uomini, che se c'è colpa di qualcuno in ciò, e di qualcuno ci dev'essere, l'Italia non sarà veramente una nazione prima che a questa colpa abbia data una pena condegna . Se fosse lecito d'ingannare tutto un gran paese a tal punto che esso nell'ora del bisogno si trovi infranti nelle mani e inutili quei mezzi di salvezza e di gloria, sui quali aveva fatto il maggiore e il più legittimo asse-gnamento, l'Italia egli aflenna , per quanto avesse allargato il suo temtoria,, non ne resterebbe meno fiacca, guasta, screditata, impotènte. E necessario perciò die luce piena sia fatta. Si deve al Paese, si deve alla memoria di coloro, i quali quel giorno morirono combattendo, colla speranza nell'animo che il loro sangue suggellava la vittoria della loro patria e della loro bandiera . Tuttavia il sacrificio degli eroi, che restarono quel giorno fedeli alla loro bandiera e alla loro nave, non sarò vano.
No, Faà di Bruno, no, eroico Cappellini, la morte vostra non bastò a placare l'ire della fortuna, cui tanti secoli di vendetta contro la nostra antica grandezza non saziano ancora. Ma voi faceste più che darci la vittoria di un giorno, voi ci avete lasciata una grande eredità di memorie, di quelle memorie che sostentano le nazioni per secoli. Il sentimento nazionale non si alimenta e cresce che del sangue delle vittime che gli si olirono volenterose e spontanee ; e l'ardore del sacrificio è la vita e la tutela dei popoli. L'aver nome e stato di nazione importa solo perchè ne nasce nei cittadini uno spirito che li eleva e che diventa il lievito di una vita nuova, la quale si versa per ogni rivolo di operosità umana....
Altri tristi fatti della nostra storia civile e militare sono dal Bonghi esaminati spassionatamente, partendo non da preconcetti di partito o da particolari interessi, ma dal punto più alto dell'interesse della Nazione. Così muove acerbi rimproveri a Garibaldi, che s'è siffattamente riscaldato il cervello da voler distruggere con le armi non solo il monarcato civile del Pontefice di Roma, ma appunto, e soprattutto, il papato spirituale . Né la natura della questione romana, né la condizione del Governo rispetto ad essa, permettono che sia trattata con codesto ardore . È inutile ripetere che noi siamo legati dalla Convenzione del settembre 1864, a vietare che nessuna forza né regolare né irregolare parta dalle nostre frontiere ad offesa del Governo pontificio. . Contro questo, quella Convenzione non lascia che un solo diritto in piedi, il diritto dei romani a volersi governare altrimenti. Nel presente scompiglio lo stesso possesso di Roma non potrebbe aggiungere che altri guai all'Italia, che dovrebbe, per ora almeno, attendere al riordinamento della sua finanza e della sua amministrazione. È urgente soprattutto, perchè sia scansato ogni pericolo, che migliori la nostra situazione estera. Ristabiliamo la fiducia di tutta quanta l'Europa, e Roma verrà. Bisogna esserne prima degni e provare ch'essa non sarebbe nelle nostre mani un nuovo istru-mento di confusione per altri e per noi, persuasi che il parlarne ora non è segno se non di puerizia politica, non è prova se non dì fiacchezza e non pud essere causa se non di derisione e di scherno. Severissimo è il giudizio che il Bonghi dà di Rattazzi dopo l'infausto episodio di Mentana: L'onore d'un paese non può consistere nel mettersi ad un estremo repentaglio in una guerra non giustificata, per farsi complice d'una politica dissennato, nella quale l'hanno cacciata ministri dimentichi e sprezzanti degli obblighi presi ed accettati avanti alla sua stessa rappresentanza legale . E le dimissioni del Rattazzi volute dal Sovrano incontrano la sua piena approvazione: Non hanno una chiara intelligenza della funzione del Re in un governo parlamen-quegli t quali credono o dicono che non dovesse o potesse farlo. Codesta dimissione rallentò le minacce della Francia; e fu accompagnata da assicurazioni, che fecero credere ed annunziare al Governo francese che 1* italiano sarebbe rientrato in una via più conforme olla fede dei trattati e alla salvezza stessa delle tradizioni monarchiche .