Rassegna storica del Risorgimento
NIZZA
anno
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1939
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pagina
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1520
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1520 Libri e periodici
Costantemente seguace del partito liberale moderato del suo tempo, l'autore è d'avviso che ogni provvedimento del Governo italiano nei riguardi della Chiesa deve essere tale da non sollevare e da non violentare il sentimento religioso del Paese. Così, nella questione dell'asse ecclesiastico, egli ritiene buona politica quella di usare bensì a vantaggio dello Stato una parte della sostanza della Chiesa, ma con assai misura e con assai prudenza, e dopo molto severo jt udio , perchè non possiamo sperare che la Chiesa di buona voglia si lasci disordinare, come abbiamo disordinato lo Stato. Insomma, bisogna che qualunque sottrazione si voglia fare, si faccia cosi che non sia posto un nuovo e terribile seme di rivoluzione interna il jp.fi terribile ed invincibile per quanto le storie insegnino.
Tutta la politica italiana di quegli anni verso il Pontefice è da lui costantemente disapprovata. Essa è uscita di carreggiata; s'è bene sforzata di tratto in tratto a rimettersi, ma sempre invano; e dire quello che avrebbe dovuto fare durante i tre anni successivi è tutt'uno col dire quello che non ha fatto. Il Governo pontificio doveva rimanere solo e provare se dirimpetto all' Italia unita, ordinata, prospera, potente, ricevuta nei consigli dell'Europa e sua nemica avrebbe avuto modo di vivere. Bisognava non lasciargli trascinare a violare codesto principio del non intervento e così non dare pretesto od occasione alla Francia di violarlo essa per la prima. A quest'azione, che consisteva tutta nel frenarsi e nell'impedire, doveva essere congiunta una seconda, intesa a garantire in ogni modo la indipendenza, la dignità, il decoro del Pontefice, anche senza il puntello di un dominio temporale ormai diventato caduco. Il conte di Cavour sentì che la rocca di Roma poteva non essere inespugnabile ; ma intese che l'assalto non giovava a prenderla, e che bisognavano, per riuscirci, diversi e faticosi approcci, ma non inutili né dannosi per il Paese, che fosse obbligato a spendervi il tempo e l'opera. Ma a ciò era necessario che l'autorità di dirigere lo Stato spettasse intatta ai poteri che la legge vi ha costituiti e che i partiti non prendessero hi mano e non si fossero dimenticati ad un tratto dei loro doveri, accecati da un desiderio diventato furioso.
Anche un altro problema italiano sta profondamente a cuore al Bonghi e sulla risoluzione di esso, come fondamentale per il progresso del Paese, egli insiste in ogni occasione, cioè l'educazione del popolo. Le spese più produttive di uno Stato egli crede siano quelle destinate a promuovere l'intelligenza nazionale, la quale non deve essere per un falso concetto di libertà lasciata in balia del caso, e all'impotenza o al monopolio delle sette che non amano la luce. E sui compiti che hanno nello Stato gli insegnanti egli dice cose, ben inteso dati i tempi in cui scrive, degne della più alta considerazione. Più è riputato santo l'ufficio di professore della scienza, più è l'autorità morale ch'esso conferisce a chi n'è investito, il quale non ha diritto d'ignorare lo Stato ch'egli serve e tanto meno di corrompere attorno a sé e smuovere le fondamenta stesse della società. Certo, lo Stato non ha competenza a giudicare della scienza stessa ; e perciò non può ingerirsi, se non in casi assai estremi, nelle dottrine stesse ohe sono insegnate ; ma, sceso dalla cattedra, il professore ha un ufficio educativo ad esercitare col decoro della vita sulla gioventù che si raccoglie intorno a lui, sulla cittadinanza in mezzo alla quale egli vive.
Tutte le vicende europee sono seguite dal Bonghi con vivissimo interesse, ma segnatamente in questo primo volume attirano la sua attenzione l'opera di ricostruzione dell'unità della Germania e il sistema dualistico dell'Austria. Del conteBismarck traccia questo acuto profilo : Nelle discussioni interviene non troppo spesso ; ma ogni volta che bisogna chiarire, dirigere, fermare, spronare, la sua parola, cosi schiva di ogni lusinga o lenocinlo, cosi sicura di sé, cosi sprezzatrice d'ogni concetto comune, cosi pronto a correre difilato e diritto al vero ed al reale, dirada i dubbi e conferma gli spiriti. Del suo potere non abusa; code alla parte liberale moderata, dove chiedo accrescimento delle facoltà federali del Governo e del Parlamento germanico, facendo sentire, che se non concede di più non è sua colpa, né della Prussia; insiste invece