Rassegna storica del Risorgimento

NIZZA
anno <1939>   pagina <1522>
immagine non disponibile

1522 Libri e periodici
per tatti i paesi e per tutte le istituzioni. 1-'allargarsi impetuoso della sua politica apparve evidentissimo soprattutto con l'avvento al trono di Guglielmo II, il quale, audace, ambizioso e senza scrupoli, s-i propose* con una propaganda attiva e metodica e con mezzi energici, di spingere il suo popolo sulla via del predominio mondiale. La Germania raggiunse così, rapidamente, progressi grandiosi in ogni ramo della vita civile; nel campo economico non solo riuscì a superare la Francia, la cui supremazia commerciale e industriale era sembrata sino allora saldamente stabilita, ma si avviò anche a diventare una concorrente allarmante per la stessa Inghilterra, che continuava ad essere alla testa del movimento universale, ma vedeva con stupore i passi sempre più giganteschi che faceva la Germania per raggiungerla.
Nelle preoccupazioni comuni delle grandi Potenze per l'incalzante egemonia tedesca l'Orsi scorge giustamente una delle ragioni fondamentali dei gravi turba­menti politici che agitarono, per oltre qu ara nt'anni. 1* Europa, turbamenti che, attra­verso nuovi accostamenti e attraverso la formazione di nuovi gruppi di alleanze, dove­vano poi sfociare fatalmente nel conditto spaventoso del 1914. Il quale, benché pre­parato di lunga mano da molteplici cause spesso sotterranee, che l'Orsi pone in rilievo di volta in volta con sagace penetrazione, scoppiò, invero, quasi all'improvviso, quando era talmente radicata in tutti la persuasione che una guerra europea fosse impossibile da dare ancora nell'opinione pubblica la prevalenza alla corrente pacifista, che appunto per ciò ai affermava con dimostrazioni imponenti.
L'Orsi ci fa assistere, in alcune pagine dense e colorite, al succedersi inaspettato e vertiginoso degli eventi. La tragedia di Serajevo del 28 giugno 1914 aveva formato alla Corte di Vienna la precisa convinzione che l'attentato, sebbene commesso da citta­dini austriaci di razza serba, era opera di una organizzazione che aveva le sue basi in Serbia e che era favorita dal governo stesso di Belgrado ; bisognava pertanto, per la sicurezza dell'Impero, regolare i conti con la Serbia definitivamente. I capi politici e militari, che già da parecchio tempo cercavano un pretesto di una guerra con la Serbia, trovarono finalmente in questa nuova sventura della Casa degli Asburgo la spinta decisiva. Francesco Giuseppe, giunto ormai a 84 anni attraverso le prove piò dure e sanguinanti, non era favorevole all'idea di suscitare una guerra, ma si fini per scoterlo dalla sua incertezza facendogli presente che era in gioco la dignità del­l'Austria e che l'esercito, esasperato per le due mobilitazioni inutilmente preparate durante le guerre balcaniche, voleva ad ogni costo rialzare il suo prestìgio, unica garanzia per la compagine dello Stato. Anche alla Corte di Berlino l'ambiente mili­tare era pieno d'ardore bellicoso. Guglielmo II, che subiva ogni giorno più l'influsso di questa atmosfera guerresca, vide anche lui messo in pericolo con questo delitto 9 principio monarchico e si persuase che un colpo di forza contro il vespaio serbo era l'unico mezzo per consolidare e rafforzare l'impero austriaco, che rappresentava per la Germania 1 suo battistrada verso l'oriente: anche a rischio di una grave complica­zione europea lasciò all'Austria, in un frangente così delicato, piena ed assoluta libertà d'azione ; e, com'è noto, con una leggerezza imperdonabile partì con il suo panfilo per la sua solita crociera nel Baltico.
La notizia che a Berlino si era d'accordo con Vienna neh" idea di farla finita una buona volta con il covo di cospiratori di Belgrado, spinse il governo austriaco alle più ardite risoluzioni. Si iniziò subito, in tutte lo diplomazie del mondo, un lavoro febbrile : i più insigni personaggi della politica avevano visto con orrore avvicinarsi la grande catastrofe, ma nessuno di essi Beppe o volle rendersi esatto conto della azione che si doveva svolgere di comune intesa per sventarla: la maggior parte si preoccupò quasi essenzialmente di trarne ogni possibile vantaggio per il proprio paese. Parve però per un momento, in mezzo all'ansia che ormai l'Europa provava nell'alternativa contìnua di timori e di speranze, che il governo tedesco si dimo­strasse propenso ad accordi, quasi atterrito dalla minaccia di una generale conflagra­tone; ma le inconsulto* rapide pressioni militari sommersero anche gli ultimi tentativi'-