Rassegna storica del Risorgimento
S?RIGA RENATO
anno
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1939
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pagina
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1538
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1538 Vita dall'Istituto
propria attrezzatura scientifico. Nulla di anormale osservai in Jtri, se non, forse, una accentuazione dell'enfisema, di cui da qualche anno soffiava. Dopo il pranzo, che radunò intorno a lui il comune amico cav. Annoili e il doti. Marchetti, accompagnammo il nostro Soriga al tram che lo portava alla stazione. Arrivato a Pavia con un freddo intenso, fu colto da malore v. portato in un albergo, mori quasi subito. Si seppe poi che soffriva di diabete e che non aveva mai voluto curarsi seriamente. La notizia arrivò a Milano nel pomeriggio dell' Epifania. Quale strazio, specialmente per me. per noi che gli eravamo stati vicini sino a un'ora prima, parlando dei comuni studi e dei nostri progetti! Egli era giovane, nonostante i 57 anni suonati, perche guardava sempre innanzi a sé, dominava sempre l'avvenire, spesso Io prevedeva con singolare perspicacia. Ed era un lavoratore instancabile, benché lavorasse un po' edonìsticamente, a modo suo, occupandosi solo di ciò che gli faceva piacere, libero com'era da ogni preoccupazione familiare, essendo scapolo. Questa filosofica concezione della vita lo aveva spinto a rifiutare impieghi e incarichi di grande responsabilità e importanza, nei quali gli sarebbe stato straordinariamente facile avere quei riconoscimenti ufficiali del proprio valore, che molti ottengono con le trovate fragorose della reclame o con le sotterranee macchinazioni.
Sarebbe stato un errore il giudicarlo dal come parlava nei Congressi o dalla cattedra, perchè era incapace di parlare in pubblico. Ma nella conversazione amichevole era un vero e proprio maestro, maestro di storia perche padrone assoluto di tutta la storia d'Italia, da quella di Roma alla più recente, e maestro pure di vita, perchè era profóndamente saggio, equilibrato, alieno da ogni servitù morale o intellettuale. In verità, egli era il carattere più nobilmente indipendente ch'io abbia conosciuto. Con una frase apriva un orizzonte di idee, scolpiva una situazione, definiva un uomo. Sapeva essere caustico, arguto ed irònico senza malizia e senza preconcetti personalistici, ma anzi con una genialità e con una signorilità che non avevano l'eguale. Certe sue definizioni di uomini, pronunciate anche in quella sera fatale de) 5 gennaio, rivelavano un ingegno vivacissimo, fresco, brillante. Dei suoi scritti non si potrebbe dir meglio del Manfredi; si può aggiungere che tutto ciò che è uscito dalla penna di Renato Soriga è oro colato e che se non ha lasciato delle opere organiche, ha dato però agli studi contributi preziosi e fondamentali. Il Manfredi sta raccogliendo il meglio della sua produzione sul Risorgimento in un volume della collezione diretta dal Solmi.
Dal modesto suo studio nel Museo Civico di Pavia, da lui tenuto in un pittoresco affastellamento di opuscoli, di stampe e di cose rare, arrivava primo di tutti ad assicurarsi un pezzo importante sui mercati bibliografici antiquari d'ogni parte d'Italia, perchè conosceva come nessun altro il valore dei libri.' Spesso poi portava il suo fortunato acquisto a Milano e lo regalava a me, al povero Bertarelli, al carissimo Grippa. Oh Dio, quanti amici e compagni scomparsi in breve volger di mesi !
La città di Pavia, in un avvenire che non può esser lontano, si sentirà giustamente orgogliosa di avere avuto l'onore di ospitare per trent'anni questo grande e gcnialissimo studioso, modesto nell'aspetto, tutt'altro che elegante nel vestire, tut-t*altro che dinamico come pubblico funzionario, e che se non aveva al suo attivo (o passivo?) dei grossi volumi, ha segnato però un'orma indelèbile negli studi e, più profonda ancora, nei nostri cuori e nelle nostre coscienze di Italiani anelanti a vedere assicurato al nostro Paese anche il primato della bontà, dell'equilibrio e della latina
saggezza e genialità.
ANTONIO MONTI