Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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145
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// ritorno di Gioberti in Italia 145
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epigrammi *) che accrescevano simpatica fama all'ingegno del principe forense, al letterato erudito (poeta non sempre ammirevole); prossima rivelazione di giornalista politico italiano convertito a sostenere i fondamentali
" Per i contrasti suscitati attorno ai libri de] Gioberti e del Balbo vedi anche Memorie sull'Italia, ecc., di G. MONTANELLI, Torino, Soc. Edit. Italiana, 1853, voi. I, p. 72 e seg.
L'amicizia fra il Salvagnoli e C. Balbo, e fra il primo e Vincenzo Gioberti, fu stretta quasi contemporaneamente nell'autunno del 1844, dopo che, terminato il Congresso degli Scienziati a Milano, il Salvagnoli, Accademico Georgofilo fiorentino, passava a Torino per trattenervisi alcuni giorni; indi ripartiva per Brusselle e per Parigi: viaggio che si protrasse per tutto il mese di ottobre e oltre.
Il Salvagnoli fu accolto nella Villa di Moncalieri ove il Balbo radunava presso di sé il liberalismo torinese, e vi si discuteva del Primato e delle Speranze. Fra l'avvocato empolese e l'ospite si strinse subito quella reciproca simpatia che involontariamente attrae scriveva il Massari l'onesto e ingegnoso uomo verso I suoi pari. Poi il Salvagnoli andava a Brusselle, latore al Gioberti di un biglietto scrittogli dal Balbo per presentargli 1' avversario di lei e di me . Un altro biglietto il Salvagnoli erasi procurato dal conte Uarione Pctitti, per Adolfo Quetelet, con la preghiera di presentare personalmente il latore au bon Abbé Gioberti qu' il désire beaucoup de connai-tre (vedi Ricordi biografici, loc. cit., p. 432; Lettere di G. Capponi e d'altri a lui, raccolte e pubblicate da A. CABRARESI, Firenze, Le Mounier 1882-1890, II, p. 186; M. BATTISTINI: Documenti italiani nel Belgio, in Rassegna Storica del Risorgimento, a. XXIII, fase. VHI, p. 1068, n. 96).
Un notissimo epigramma salvagnoliano era questo:
Italia mia non è, s'io scorgo il vero. Di chi ti offende il difensor men fero; Grida il Gioberti che tu sei una rapa. Se tutta non ti dai in braccio al papa; E il Balbo grida: da Tedeschi turchi Liberarti non possono che i Turchi. (Vedi Ricordi biografici, loc cit., p. 432).
A tale epigramma ha accennato pure Angiola Doria in Un Giobertiano in Toscana (Arch. Stor. Ital., Firenze, a. LXXX, 1922. voi. un., pp. 193214) riferendo anche l'epigramma che in pieno fervore giobertiano prò e conerà aveva fatto il giro di
tutta Firenze: ,-,.. , .. ,. .
(jrioberiiano non U sberlo
Ma da prossimo t'avverto
Che in Toscana sei di certo
Vox clamanti s in deserto
Predicando Carlo Alberto.
A questo importante studio della Doria torneremo ad accennare, rettificando qualche variante in quello contenuta, come l'avere imperniato la chiusa del lavoro sulla nota profezia di Vincenzo Salvagnoli, centrandola attorno alla data del 10 anziché del 25 maggio 1849. Probabilmente anche l'Autrice si riferiva allo scritto di M. Gioii B. (// rivolgimento toscano, ecc.) in cui la profezia è così riportata: Oggi, 10 maggio 1849, le truppe austriache entrano in Firenze; fra dieci anni il figlio di Carlo Alberto sarà re d'Italia . Così scrisse quel giorno il Salvagnoli nell'album di donna Eleonora de' Pozzi, nata marchesa Torrìgiani .
La realta, invece, era diversa. Il 10 maggio 1849 gli austriaci erano a Pisa e procedevano all'occupazione di Livorno. II movimento di concentrazione delle loro forze