Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <149>
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// ritorno di Gioberti Ire Italia 149
onore di tutte quelle lettere di lui, le quali sembrano preparare il terreno facile al suo ritorno in Italia ed a quel suo viaggio in Lombardia, negli Stati della Chiesa e in Toscana, di cui parleremo: lettere riportate e diffuse da più di un periodico italiano a quel tempo, mentre che valevano quanto una saltuaria e preziosa collaborazione al quotidiano fiorentino. *>
Ormai gli eventi maturano negli attesi frutti: riforme politiche da Roma a Firenze, e da Firenze a Torino; guerra contro l'Austria; rivo­luzione in Francia che sostituisce la repubblica al regno di Luigi Filippo, ed è rivoluzione che al Gioberti dà la vita , cosi scrive al Rignon, *) tanto che la sua salute va migliorando. E fatto più sensi­bile alle incessanti premure di tanti amici che lo pregano a ritornare in patria, sente che il suo esilio trilustre è finito.
Rifiutando nobilmente la conferitagli dignità senatoria egli ha la sua rivalsa morale verso chi lo aveva bandito; accettando uno dei due mandati elettivi, affidatigli per votazioni pressoché unanimi, al Parla­mento Subalpino, constata di avere un seguito che lo sostiene con forza di partito; e appena le condizioni finanziarie glielo consentono, il Gioberti avvisa il Massari: Spero che potrò partire fra quattro o cinque giorni. Scrivetemi per Torino a posta ferma. Mille cose agli egregi Berchet e Salvagnoli. Ora spero di riveder loro e voi almeno ancora una volta prima di morire, perchè farò una corsa in Toscana e in Lombardia, se ostacoli invincibili non si attraversano .3)
La mattina del 30 aprile 1848, ad ore nove, egli rientra trionfal­mente in Torino.
1) Com'è noto tali lettere furono raccolte nelle Operette politiche di V. Gioberti, stampate dalla Tip. Elvetica di Capolago, 1851.
,2) Vedi lettere di V. Gioberti a Benedetto Rignon, da Parigi, il 20 marzo 1848, in Ricordi biografici cit., voi. IH, p. 55.
3) Vedi lettere di V. Gioberti a G. Massari del 20 aprile 1848 {Carteggio Gioberti-Massari, op. cit., p. 425). Il Massari, col Berchet e il Salvagnoli, si trovava alloraut Milano. L'amicizia fra il Massari e il Gioberti datava da quando il primo dicias­settenne fresco della lettura della Teoria del sovrannaturale scriveva per la prima volta, da Parigi, al Filosofo in uno sfogo ingenuo d'ammirazione; e il Gioberti, sempre buono e cortese, gli rispondeva da Brusselle incominciando quel dialogo, di cui l'epi­stolario ci conserva tutte le battute e che doveva solo finire acquistando sempre più d'interesse ncll'afforzarsi del reciproco affetto, colla improvvisa morte del maggiore dei due . Per tale amicizia il Massari, fattori araldo, diciamo cosi, del pensiero poli­tico dell'autore del Primato e del Gesuita Moderno, era chiamato (com'egli scherzosa­mente riferiva) il pappagallo di Gioberti (Vedi il citato Carteggio raccolto e annotalo da Gustavo Balsamo-Crivelli, p. VTII della prefazione).
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